Business - 15 maggio 2026, 07:00

Edilizia sostenibile e materiali naturali: il ritorno alle tecniche costruttive tradizionali

Nei centri storici affacciati sul Mediterraneo, tra Liguria e Costa Azzurra, i cantieri raccontano una storia meno appariscente di quanto si immagini

Edilizia sostenibile e materiali naturali: il ritorno alle tecniche costruttive tradizionali

Nei centri storici affacciati sul Mediterraneo, tra Liguria e Costa Azzurra, i cantieri raccontano una storia meno appariscente di quanto si immagini. Non è la corsa all’ultimo ritrovato tecnologico a dominare, ma una riflessione più prudente: quali materiali usare quando si interviene su edifici costruiti cento, centocinquanta anni fa? L’edilizia sostenibile, in questi contesti, non coincide soltanto con impianti efficienti o soluzioni ad alta prestazione energetica. Si misura nella compatibilità tra intervento e struttura originaria.

Molti problemi emersi negli ultimi decenni nascono proprio dall’incompatibilità. Intonaci cementizi troppo rigidi applicati su murature in pietra o mattoni antichi hanno generato fessurazioni, distacchi, fenomeni di umidità persistente. Da qui la progressiva riscoperta di materiali naturali per l’edilizia, capaci di dialogare con le murature storiche senza alterarne l’equilibrio.

Murature antiche e traspirabilità: una questione tecnica

Le case costruite prima della diffusione del cemento armato seguivano una logica diversa. Le murature erano spesse, composte da pietra, mattoni pieni e malte a base di calce. L’umidità non veniva bloccata da barriere sintetiche, ma gestita attraverso la traspirazione naturale dei materiali.

Quando si interviene con prodotti impermeabili, il vapore acqueo resta intrappolato. Nel tempo compaiono efflorescenze saline, scrostature, zone di distacco. Non è un difetto estetico isolato, ma il segnale di uno squilibrio fisico.

In questo scenario ha ripreso spazio l’intonaco in cocciopesto, composto da calce e frammenti di laterizio macinato. La sua struttura porosa consente una buona regolazione dell’umidità, favorendo l’evaporazione senza trattenere acqua all’interno del muro. È una tecnica che affonda le radici nell’antichità romana, ma che trova applicazione concreta anche nei cantieri contemporanei di recupero.

L’uso di intonaci compatibili non risponde a una nostalgia costruttiva. È una scelta tecnica dettata dall’esperienza: laddove sono stati applicati materiali inadatti, i problemi sono riemersi nel giro di pochi anni.

Sostenibilità oltre la facciata

Il termine sostenibilità edilizia viene spesso utilizzato in modo generico. Nel recupero delle murature storiche assume un significato più specifico. Sostenibile è ciò che riduce l’impatto ambientale ma anche ciò che prolunga la vita dell’edificio senza interventi invasivi frequenti.

Le malte a base di calce presentano un ciclo produttivo meno energivoro rispetto a molti leganti industriali. Inoltre contribuiscono a mantenere un ambiente interno più salubre, regolando l’umidità e limitando la formazione di muffe.

In ambito di bioedilizia, la scelta dei materiali naturali è legata anche al comfort abitativo. Pareti traspiranti favoriscono un equilibrio igrometrico più stabile, con effetti percepibili soprattutto negli edifici privi di isolamento moderno.

Nei centri storici, dove le facciate devono rispettare vincoli paesaggistici, l’impiego di finiture compatibili permette di conservare texture e tonalità originarie. L’intervento diventa meno invasivo, più coerente con l’identità architettonica del luogo.

Recupero edilizio e condizioni climatiche

Il recupero edilizio in zone costiere introduce ulteriori complessità. La salsedine, trasportata dal vento, agisce sulle superfici esterne accelerando i processi di degrado. Le soluzioni scelte devono quindi garantire resistenza agli agenti atmosferici senza compromettere la traspirabilità.

Un intonaco troppo compatto può fessurarsi a causa delle variazioni termiche o dei piccoli movimenti strutturali tipici degli edifici antichi. Le malte tradizionali, più elastiche, assorbono meglio queste sollecitazioni.

Gli interventi più accurati prevedono analisi preliminari: verifica della presenza di sali, misurazione dell’umidità, campionature su porzioni limitate di parete. Non si procede per automatismi. Ogni edificio presenta una storia costruttiva diversa.

La combinazione tra tecniche tradizionali e strumenti moderni – sistemi di drenaggio, ventilazione controllata – consente di affrontare problematiche complesse con maggiore equilibrio.

Professionisti, imprese e competenze specifiche

Il ritorno a tecniche costruttive storiche non è un’operazione semplice. Richiede maestranze formate e conoscenza dei tempi di lavorazione delle malte a base di calce. A differenza dei prodotti premiscelati industriali, questi materiali necessitano di condizioni ambientali adeguate e applicazioni attente.

Architetti e restauratori sottolineano l’importanza di una progettazione mirata. L’uso di intonaci naturali non può essere improvvisato. Occorre valutare lo spessore del rivestimento, la compatibilità con gli strati sottostanti, l’interazione con eventuali interventi precedenti.

Nei cantieri di recupero delle case in pietra, l’adozione di soluzioni compatibili ha mostrato risultati più stabili nel tempo. Le superfici mantengono una coerenza cromatica, le fessurazioni si riducono, l’umidità trova una via di equilibrio.

La riscoperta dell’edilizia tradizionale non rappresenta un rifiuto dell’innovazione. È piuttosto un adattamento consapevole. Dove il cemento e le soluzioni impermeabili hanno creato criticità, si è tornati a osservare come erano costruite le murature originarie.

Tra facciate restaurate e interni che ritrovano condizioni più salubri, il dialogo tra passato e presente si manifesta nei dettagli tecnici. Non è una tendenza vistosa, ma una scelta che incide sulla durata e sulla qualità dell’intervento.



 


 


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