Danilo Radaelli, in sella alla sua bicicletta assistita, ha affrontato il Col de Braus e ce lo illustra con le sue fotografie.
L’itinerario ci consente anche uno sguardo sulla cittadina di Sospel e su alcuni bunker della Linea Maginot.

Col de Braus, la strada che disegna la montagna
C’è un momento, salendo dal piccolo centro di L’Escarène, in cui la strada smette di essere solo un collegamento e diventa racconto.
È lì che il Col de Braus, valico delle Alpi Marittime a quota 1.002 metri, rivela la sua natura più autentica: una linea sinuosa che incide la montagna con geometrie perfette, una sequenza di tornanti che sembrano tracciati con il rigore di un disegnatore e la libertà di un artista.
Dieci chilometri di ascesa, 642 metri di dislivello, una pendenza media del 6,4%: numeri che, per il ciclista, definiscono una salita regolare, mai brutale, ma capace di costruire fatica e ritmo.
Eppure, ridurre il Braus a una scheda tecnica sarebbe un errore. Qui il gesto atletico si intreccia con lo sguardo. Ogni curva apre una prospettiva nuova, ogni tornante è un invito a fermarsi, a fotografare, a misurare la distanza appena conquistata.
La strada D2204 collega L’Escarène a Sospel, separando la valle del Paillon da quella della Bévéra, in un paesaggio che appartiene già al Mediterraneo pur restando pienamente alpino.
È questa duplice identità a rendere il colle unico: luce nitida, vegetazione che cambia rapidamente, scorci che nelle giornate limpide sembrano spingersi fino al mare.

Il tratto più iconico è senza dubbio quello dei tornanti: una serie di curve a gomito, perfettamente visibili dall’alto, tra le più fotografate dell’intero arco alpino.
Non è un caso che il Col de Braus sia entrato nella storia del ciclismo, attraversato decine di volte dal Tour de France già nella prima metà del Novecento, e ancora oggi presente nelle grandi corse.
Qui la memoria sportiva si lega anche alla figura di René Vietto, celebrato in cima al colle, simbolo di un ciclismo epico fatto di sacrificio e lealtà.

Ma il Braus non appartiene solo alle biciclette. I motori lo conoscono bene, grazie al Rally di Montecarlo che ne ha fatto uno dei suoi passaggi più spettacolari.
Eppure, è nel silenzio di una salita pedalata che questo valico trova la sua dimensione più autentica: traffico contenuto, clima mite per gran parte dell’anno, una progressione che consente di ascoltare il proprio respiro e quello della montagna.
Per chi cerca deviazioni, la strada offre aperture verso villaggi sospesi come Lucéram e Peïra-Cava, piccoli mondi che conservano un ritmo diverso, quasi fuori dal tempo.
Sono tappe naturali per chi viaggia lentamente, per chi considera la bicicletta non solo un mezzo ma uno strumento di esplorazione.
Un tempo passaggio strategico tra il Piemonte sabaudo e il porto di Nizza, il Col de Braus ha perso la sua funzione commerciale, ma ha guadagnato una nuova centralità.
Oggi è un luogo di attraversamento consapevole, dove la fotografia incontra il viaggio e la salita diventa esperienza estetica.
A pochi chilometri dalla Costa Azzurra, il Braus resta uno dei valichi più accessibili e al tempo stesso più scenografici per chi pedala.
Una strada che non si limita a portare da un punto all’altro, ma invita a guardare, rallentare, ricordare. E, soprattutto, a tornare.














