(Adnkronos) - "In Italia mancano circa 5.000 medici dell'emergenza-urgenza e un numero ancora maggiore di infermieri. Una carenza che pesa sulla tenuta dei Pronto soccorso e che rischia di farsi sentire ancora di più nei mesi estivi, quando il caldo fa aumentare gli accessi, soprattutto tra anziani e pazienti fragili". A lanciare l'allarme è Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Società italiana della Medicina di Emergenza-Urgenza (Simeu), intervistato da Adnkronos Salute a margine di ‘Parola alla medicina’, il format audiovisivo della Fism (Federazione delle società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner. "Le strutture che dispongono di un organico adeguato sono il 31% del totale. Nel 70% dei Pronto soccorso manca una quota significativa di personale, con carenze che variano dal 25% fino ad arrivare, in alcune realtà, al 70% dei medici previsti", spiega Riccardi.
Una situazione che rischia di diventare ancora più critica durante l'estate. "Con l'arrivo del caldo gli accessi ai Pronto soccorso aumentano in modo sistematico, sia nelle città sia nelle località turistiche" osserva il presidente Simeu. "Nelle aree a vocazione turistica l'incremento è legato all'aumento della popolazione presente sul territorio e può raggiungere il 40-50% rispetto ai mesi invernali. Nelle città, invece, sono soprattutto le alte temperature a determinare una crescita delle richieste di assistenza". A rivolgersi più frequentemente ai servizi di emergenza sono soprattutto le persone più vulnerabili. "Gli anziani e i pazienti affetti da più patologie croniche, le cosiddette categorie a rischio, tendono a peggiorare durante le ondate di calore e ricorrono più spesso alle strutture di emergenza" sottolinea Riccardi.
Per il presidente Simeu, una parte della soluzione passa dal rafforzamento della sanità territoriale. E a proposito del rinvio della riforma della medicina generale non ha dubbi: "A noi interessa che il sistema funzioni nell'interesse dei cittadini. Il tema – fa notare - non è il tipo di contratto dei medici, ma la capacità delle strutture territoriali di rispondere ai bisogni della popolazione e di intercettare quei casi che oggi finiscono in Pronto soccorso pur non essendo urgenti".
Secondo Riccardi, "il raccordo con Case e Ospedali di comunità è ancora lontano dall'essere pienamente operativo. Servono strutture realmente funzionanti e personale sufficiente per garantire una presa in carico efficace dei cittadini. L'esperienza delle strutture territoriali già attive in alcune regioni – ricorda il presidente della Simeu - dimostra inoltre che l'apertura di nuovi presidi, da sola, non basta a ridurre gli accessi ai Pronto soccorso. I Centri di assistenza e urgenza, i Punti di primo intervento e altre strutture analoghe registrano migliaia di accessi ogni anno, ma il numero di pazienti che si rivolgono ai Pronto soccorso non diminuisce in modo significativo”. Il motivo, conclude Riccardi, è che “i cittadini cercano risposte diagnostiche immediate. Si rivolgono alle strutture dove possono effettuare esami del sangue, elettrocardiogrammi, radiografie e ricevere rapidamente una diagnosi e una terapia. È questo il modello assistenziale che oggi viene richiesti".
Infine, Riccardi richiama l'attenzione sulla necessità di rendere più attrattivo il nostro Ssn. "L'Italia è tra i Paesi europei con il più alto numero di medici in rapporto alla popolazione. Se molti professionisti scelgono di non lavorare nel servizio pubblico significa che bisogna intervenire sulle condizioni di lavoro, sul benessere degli operatori e sull'organizzazione del sistema. Solo così potremo garantire la tenuta del Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni" conclude.





