Piccolo, quasi invisibile, ma capace di mettere in ginocchio interi ecosistemi. Lo scarabeo giapponese è arrivato sulla Costa Azzurra.
Due esemplari, un maschio e una femmina, sono stati catturati il 18 giugno a Cannes, nei pressi di un importante asse stradale. La conferma ufficiale è arrivata pochi giorni dopo, il 25 giugno, dal laboratorio nazionale dell’ANSES. È il primo caso in Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
Non è un dettaglio. È un segnale. Il secondo in Francia nel giro di pochi giorni, dopo quello registrato in Borgogna-Franca Contea.
E soprattutto è un campanello d’allarme per un insetto classificato dall’Unione europea come “organismo di quarantena prioritario”: un parassita che può devastare oltre 300 specie vegetali, dalla vite agli alberi da frutto, dai prati al mais.

Gli esperti non hanno molti dubbi: i due scarabei potrebbero essere arrivati “in autostop”, nascosti su camion o auto, sfruttando i flussi del traffico. Un’ipotesi tutt’altro che rassicurante, perché suggerisce una porta d’ingresso aperta.
La risposta delle autorità è stata immediata. Più trappole, controlli intensificati, monitoraggio serrato sul territorio. Gli agenti della Direzione regionale dell’Agricoltura stanno passando al setaccio l’area per capire se si tratta davvero di un episodio isolato o dell’inizio di qualcosa di più serio.
Il precedente non aiuta a stare tranquilli. Lo scarabeo giapponese è già presente in Italia dal 2014 e in Svizzera dal 2017. In Francia era comparso per la prima volta solo un anno fa, nel 2025, nel Grand Est. Anche allora, casi isolati.
Ma sufficienti a far scattare un piano di sorveglianza rafforzata lungo le principali vie di comunicazione, soprattutto quelle che collegano con l’Italia.
Riconoscerlo non è semplice, ma nemmeno impossibile: è più piccolo di una moneta da un centesimo e presenta ciuffi di setole bianche lungo i lati dell’addome. Un dettaglio che può fare la differenza.
Per questo le autorità chiamano in causa anche i cittadini. Chiunque sospetti di averlo visto è invitato a segnalarlo, meglio se con una foto e con l’indicazione precisa del luogo. Perché, in questi casi, il tempo è tutto. E ignorare il problema potrebbe trasformare due insetti in un’invasione.






