C’è un gesto che accompagna da sempre le vacanze al mare: infilare in tasca una conchiglia, raccogliere qualche ciottolo levigato dalle onde, portare a casa un pezzo di spiaggia.
Un ricordo innocuo, si direbbe. E invece no. Dietro quell’abitudine si nasconde un impatto tutt’altro che trascurabile sugli ecosistemi costieri e un rischio concreto di sanzioni.
Il principio generale è chiaro: le spiagge sono libere e accessibili, ma non sono un “self service”.
Il Codice dell’ambiente tutela l’integrità del litorale e vieta o limita l’asportazione di materiali naturali quando questa può compromettere l’equilibrio di spiagge, dune e scogliere. In altre parole: ciò che sembra poco, moltiplicato per migliaia di turisti, diventa un danno reale.

Sabbia e conchiglie: souvenir vietati
La sabbia non si tocca. Prelevarla è considerato un danno al demanio marittimo, perché contribuisce all’erosione delle coste. Solo la cosiddetta “sabbia eolica”, quella già spinta dal vento su strade e marciapiedi, può essere raccolta senza problemi.
Stesso discorso per le conchiglie vuote: portarne via in quantità può alterare l’equilibrio naturale. In alcuni casi, le autorità tollerano piccoli prelievi, ma il confine è sottile: oltre una certa soglia scattano multe che possono arrivare fino a 1.500 euro.
Ciottoli: difesa naturale contro il mare
Non sono solo elementi decorativi. I ciottoli proteggono la costa dalla forza delle onde e dall’erosione. Rimuoverli significa indebolire una barriera naturale. Anche le torrette di sassi, diventate virali sui social, possono alterare l’habitat costiero. La sanzione? Fino a 1.500 euro.
Fiori e piante: rischio salatissimo
Ancora più svera la normativa sulla flora costiera. Le piante che crescono lungo il mare sono spesso specie protette: raccoglierle o danneggiarle può costare fino a 150mila euro. Un prezzo altissimo per un gesto che molti considerano innocuo.
Legni, vetri e molluschi: cosa è consentito
Diverso il caso del legno flottante: non esiste una normativa precisa, e la raccolta è generalmente tollerata. Il vetro levigato dal mare, invece, può essere raccolto liberamente, contribuendo alla pulizia delle spiagge.
Più complessa la questione dei molluschi vivi: la raccolta è regolata a livello locale e può essere vietata per motivi ambientali o sanitari. Informarsi presso il proprio Comune è sempre la scelta più prudente.
Il segreto nascosto della “laisse de mer”
C’è poi un elemento spesso ignorato: la cosiddetta laisse de mer, quella fascia di detriti naturali e organici lasciati dalle onde.
Alghe, legni, gusci, resti marini. A prima vista può sembrare sporco. In realtà è un microcosmo vitale: nutre le piante, protegge la sabbia, ospita insetti, crostacei e uccelli.
Rimuoverla o alterarla significa spezzare una catena invisibile ma essenziale per la salute del litorale.
Dalla Costa Azzurra alle spiagge italiane, il messaggio è lo stesso: il mare non è un souvenir. Portarlo via, anche in piccole quantità, è un gesto che pesa. Sull’ambiente e sul portafoglio.






