Due puntate per un’escursione in bicicletta di Danilo Radaelli che ci accompagna, prima, alla scoperta di Saint Martin Vésubie e di Venanson che si scorge dalle alture e, dopo, a quella del territorio montano circostante.

Saint Martin Vésubie
Ci sono luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato e altri dove il tempo ha lasciato una ferita. Saint-Martin-Vésubie appartiene a entrambe le categorie.
A poco più di un'ora da Nizza, nel cuore delle Alpi Marittime francesi e a pochi chilometri dal confine italiano, il piccolo borgo di montagna continua ad accogliere escursionisti, ciclisti e famiglie in cerca di aria fresca.
Le facciate in pietra sono tornate a splendere, i dehors dei caffè si riempiono nelle giornate d'estate, i sentieri del Mercantour richiamano appassionati da tutta Europa. Eppure basta seguire il corso della Vésubie per capire che qui nulla è davvero come prima.
La notte tra il 2 e il 3 ottobre 2020 il cielo si aprì sopra la valle con una violenza che gli abitanti non ricordavano. In poche ore cadde una quantità d'acqua eccezionale. Il fiume smise di essere un compagno discreto del paesaggio alpino e diventò una forza incontrollabile.
Divorò ponti, trascinò via strade, inghiottì case, cancellò interi tratti della valle. Saint-Martin-Vésubie rimase isolata dal resto del mondo, raggiungibile soltanto dagli elicotteri.
Le immagini di quei giorni fecero il giro della Francia: automobili accartocciate tra gli alberi, edifici sospesi nel vuoto, il cimitero scomparso nella piena, residenti costretti a lasciare tutto in pochi minuti.
Cinque anni dopo, la ricostruzione non è soltanto un capitolo amministrativo. È diventata il racconto quotidiano di una comunità che ha scelto di restare. Qui la parola "rinascita" non ha il tono retorico dei comunicati istituzionali.
Significa riaprire un albergo, ricostruire una passerella, rimettere in funzione un negozio, tornare a percorrere un sentiero che sembrava perduto. Significa, soprattutto, imparare a convivere con un paesaggio che la natura ha riscritto.

Per decenni Saint-Martin-Vésubie è stata chiamata la "Svizzera di Nizza". Un soprannome che raccontava il fascino discreto di un borgo alpino fatto di boschi, torrenti e chalet, meta privilegiata del turismo verde della Costa Azzurra.
Oggi quella definizione appare incompleta. Il paese è diventato uno dei simboli europei della fragilità delle montagne di fronte agli eventi meteorologici estremi.
Geologi e climatologi studiano ancora gli effetti della tempesta Alex, mentre urbanisti e amministratori sperimentano nuovi modelli di ricostruzione, consapevoli che il cambiamento climatico impone di ripensare il rapporto tra i centri abitati e i corsi d'acqua.
Ma Saint-Martin-Vésubie non vive soltanto del proprio passato recente. Camminando tra i vicoli medievali, sotto i portici e davanti alle antiche fontane, riaffiora una storia molto più lunga.
È il paese che durante la Seconda guerra mondiale accolse centinaia di ebrei in fuga dalle persecuzioni, prima dell'occupazione tedesca del settembre 1943. È una terra di confine, dove Francia e Italia hanno condiviso per secoli commerci, migrazioni e cultura alpina.
Oggi il futuro passa ancora dalla montagna. Le escursioni nel Parco del Mercantour, il Parco Alpha dedicato al lupo, il lago del Boréon, i rifugi d'alta quota e il turismo lento rappresentano la scommessa di una comunità che ha deciso di trasformare una tragedia in occasione di rinascita.
Qui il paesaggio conserva ancora le cicatrici della piena. Ma sono proprio quelle cicatrici a raccontare la forza di un paese che il fiume ha travolto senza riuscire a cancellare.













