A Villeneuve-Loubet, sulla Costa Azzurra, l’erosione del litorale presenta il conto. Diversi ristoranti sulla spiaggia dovranno essere demoliti entro l’autunno dopo la decisione dello Stato di non rinnovare le concessioni.
Il motivo è netto: la costa arretra di circa 40 centimetri all’anno, rendendo sempre più fragile e rischiosa la presenza di strutture sul demanio.
Alla base del provvedimento c’è il nuovo tracciato ufficiale della linea di costa. Aree un tempo utilizzabili oggi rientrano nella fascia a rischio, dove non è più possibile mantenere attività private.
Per le autorità si tratta di una scelta inevitabile, legata alla necessità di adattarsi ai cambiamenti climatici e prevenire danni futuri.

Il Comune, però, contesta la decisione, denunciando l’impatto economico su turismo e occupazione. Si apre così un conflitto sempre più frequente: da un lato la tutela del territorio, dall’altro la sopravvivenza delle attività locali.
Quello che accade in Francia riflette una tendenza già visibile anche in Italia. Secondo l’ISPRA, 54 comuni costieri hanno perso oltre metà delle proprie spiagge, mentre tra il 2006 e il 2020 il 23% delle coste basse ha subito variazioni significative.
Oltre 1.900 chilometri di litorale sono cambiati di più di cinque metri, e circa il 18% è ormai protetto da opere artificiali.
Anche lungo la Riviera ligure e in altre aree italiane emergono tensioni simili. Tra concessioni da rivedere, spiagge che si restringono e interventi di difesa sempre più costosi, il rapporto tra economia balneare e ambiente diventa fragile.
In alcune zone, come nel litorale campano, l’erosione ha già raggiunto livelli critici, avvicinando il mare a edifici e infrastrutture.
Per gli stabilimenti di Villeneuve-Loubet questa potrebbe essere l’ultima estate. Poi arriveranno le ruspe.
Il caso francese diventa così un segnale chiaro: il ritiro della costa non è più un’ipotesi, ma una realtà con cui fare i conti. E presto potrebbe riguardare molte altre località del Mediterraneo.






