La rentrée comincia con il rumore degli zaini, i genitori davanti ai cancelli e le strade che tornano a riempirsi. Ma quest’anno, sulle Alpes-Maritimes, c’è un numero che pesa più degli altri: 22 mila.
Sono gli alunni che, secondo le proiezioni dell’Académie de Nice, potrebbero mancare nella scuola primaria nei prossimi dieci anni. Una diminuzione di quasi il 12 per cento entro il 2035.
E non è una previsione lontana: già da questa rentrée gli alunni della primaria diminuiscono di circa 3 mila unità.
La scuola della Costa Azzurra entra così in una fase nuova. Non dovrà più soltanto trovare spazio per gli studenti, ma prepararsi a gestire una generazione progressivamente più piccola.

Il paradosso di Nizza
Il fenomeno è tutt’altro che intuitivo. Le Alpes-Maritimes restano un territorio attrattivo, capace di richiamare nuovi residenti. Ma la demografia segue un’altra traiettoria: meno nascite, popolazione più anziana e un equilibrio naturale sempre più fragile.
Nelle Alpes-Maritimes, nel 2025, sono nati poco più di 10 mila bambini, mentre i decessi sono stati oltre 12 mila. Dieci anni prima le nascite erano più di 12 mila. In una sola generazione, il cambiamento è evidente.
Nizza rappresenta bene questo paradosso. La città continua a trasformarsi e ad attirare abitanti, mentre la popolazione scolastica si prepara a diminuire.
Oggi nelle scuole pubbliche del primo grado della città studiano circa 30 mila bambini, distribuiti in 149 istituti.
Meno alunni, però, non significa necessariamente meno scuole. Il nuovo rettore dell’Académie de Nice, Emmanuel Roux, insiste sulla necessità di accompagnare la trasformazione insieme ai sindaci.
La diminuzione degli iscritti potrebbe consentire, almeno in parte, di avere classi meno numerose e migliori condizioni di insegnamento.
La parola d’ordine è dunque anticipare il cambiamento, evitando che la risposta alla denatalità sia semplicemente la chiusura delle classi.

La rentrée degli smartphone spenti
Il calo demografico è la grande trasformazione silenziosa. Ma la rentrée 2026 porta anche novità molto più visibili.
Dal 1° settembre il divieto di utilizzare il telefono cellulare viene esteso anche ai licei. Dopo scuole e collèges, la misura riguarda ora l’intero percorso scolastico.
Ogni istituto dovrà stabilire come applicarla concretamente. Gli smartphone potranno essere conservati negli zaini, negli armadietti o secondo altre modalità decise dalla scuola. Sono previste eccezioni per ragioni mediche e per alcune attività didattiche.
L’obiettivo è ridurre la presenza degli schermi nella giornata scolastica e restituire spazio all’attenzione, alle relazioni tra studenti e alla vita della classe.
A Nizza torna il tricolore
Se il telefono esce dalle aule, la bandiera francese si prepara invece a diventare più visibile nei cortili.
Il sindaco di Nizza, Éric Ciotti, ha annunciato l’installazione di pennoni con il tricolore nelle scuole primarie della città e ha proposto di organizzare momenti dedicati ai simboli della Repubblica, compresa la Marsigliese.
L’iniziativa ha già provocato reazioni nel mondo politico e scolastico. Per la municipalità è un modo per rafforzare la trasmissione dei valori repubblicani; per i critici rischia invece di trasformare la scuola in un terreno di confronto politico.
La rentrée niçoise si ritrova così fotografata in due immagini opposte: lo smartphone che deve sparire e la bandiera che vuole occupare i cortili.
Ma la vera partita è un’altra.







