"Il Ritratto plastico parte da un testo figurativo, spesso da una fotografia, coglie lo spirito del soggetto raffigurato, e lo trasforma in immagini prive dei condizionamenti della rappresentazione della realtà". Questo è uno dei punti cardine del Manifesto di una nuova corrente artistica, presentata lo scorso 11 settembre allo Spazio Thetis di Venezia. Si chiama appunto “Ritratto plastico”, e ne è caposcuola Karina Castorani Gosteva, una delle autrici più apprezzate della Generazione Millennials.
In concomitanza con la presentazione del Manifesto, sempre allo Spazio Thetis, l’artista ha proposto una sua personale ricca di 18 ritratti plastici, che resterà in cartello sino al prossimo 14 ottobre. Ma qual è, più in dettaglio, la poetica di questa nuova corrente?
La semiotica visiva insegna che un’opera d’arte può trasmettere messaggi ed emozioni anche senza ricorrere al figurativo. Le tre categorie plastiche — eidetica, cromatica e topologica (ovvero il tipo di linee, forme, colori utilizzati e la loro disposizione nello spazio) — consentono di stimolare precise percezioni in chi guarda un’opera.
Karina Castorani Gosteva nei suoi lavori, ormai da un decennio, parte da una fotografia e, tramite elaborazioni digitali e interventi manuali o semplicemente attraverso la sua interpretazione pittorica, la traduce in linguaggio plastico non figurativo.
Rielaborando con la sua creatività e sensibilità d’artista i principi della psicologia della percezione della Gestalt e di altre scuole, oltre alla fisica quantistica, realizza ritratti non figurativi che ignorano i tratti somatici per cogliere gli aspetti psicologici, “l’anima” del soggetto.
Come accennato, a ospitare la mostra e la presentazione della corrente artistica e del suo Manifesto è lo Spazio Thetis. Dominato dall’iconico “L’uomo che misura le nuvole”, scultura in bronzo di Jan Fabre installata sui tetti del complesso, è uno dei più prestigiosi spazi espositivi italiani. Collocato all’Arsenale, a contatto con la Biennale, vanta una collezione di 200 installazioni, dipinti e fotografie, raccolte grazie a collaborazioni con istituzioni quali la stessa Biennale (da cui proviene anche il monumentale lavoro di Fabre), la Fondazione Musei Civici e diverse Accademie di Belle Arti. Un palcoscenico di assoluto prestigio per il debutto dei Ritratti plastici.











