(Adnkronos) - "Il mondo è impreparato a una nuova pandemia". Suona forte e chiaro l'allarme lanciato da un rapporto della Commissione Prime della National University of Singapore (Nus) e della rivista 'The Lancet': "La tragica scia di decessi, disabilità e caos lasciata da Covid-19 sta svanendo dalla memoria collettiva", denunciano gli esperti. "La pandemia - ricordano - ha generato una crisi sanitaria globale che ha causato oltre 7 milioni di morti accertati, una stima di 28 milioni di decessi in eccesso e profonde ripercussioni sanitarie, economiche e sociali. Ha messo a nudo gravi lacune nella preparazione alle pandemie e debolezze nei sistemi sociali e sanitari. Tuttavia", a quasi 7 anni dalle prime infezioni sommerse causate dal nuovo coronavirus in Cina, "il mondo non è riuscito a farsi trovare pronto per la prossima pandemia - segnalano gli autori - nonostante il rischio di pandemie sia in aumento" e benché una nuova, futura emergenza sanitaria venga ritenuta una certezza. La stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha più volte ripetuto che "non è questione di se" scoppierà, "ma di quando".
Il report è stato redatto dalla Commissione Nus-Lancet Prime (Pandemic Readiness through Institutions, Mobilising Communities and Equity - Preparazione alle pandemie attraverso istituzioni, mobilitazione delle comunità ed equità), e pubblicato il 21 settembre in occasione dell'81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite e in vista della Riunione di alto livello dell'Onu su prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie, con l'obiettivo di "ridefinire le modalità di tutela della salute prima, durante e dopo una pandemia". Gli autori invocano un cambio di strategia. "Il principio cardine della Commissione Prime - si legge in un editoriale su Lancet - è una protezione incentrata sulle persone: si parte dall'analisi dei bisogni di individui e comunità per agire di conseguenza, fornendo alle persone gli strumenti necessari per proteggersi, accedere alle cure, preservare il benessere e i mezzi di sostentamento, partecipare ai processi decisionali e riprendersi dopo una crisi".
Diversi i messaggi chiave. "Prima di tutto - indica la commissione - il mondo deve superare l'approccio tradizionale alla preparazione tecnica (esercitazioni di simulazione, potenziamento della sorveglianza e dei laboratori, stoccaggio di dispositivi di protezione individuale, sviluppo e produzione di vaccini), per puntare a un obiettivo più ampio di 'prontezza' (readiness) che includa la pianificazione di protezione sociale, finanziamenti, requisiti normativi, istruzione, politiche del lavoro, sistemi alimentari e governance ambientale. In secondo luogo, la cooperazione tra governi è fondamentale per salvare milioni di vite. Modellando un'ipotetica nuova pandemia di influenza A, i membri della commissione hanno analizzato come le dinamiche di potere e gli interessi nazionali influenzino la risposta e il tasso di mortalità. Hanno rilevato che un approccio equo alla distribuzione dei vaccini, basato sulle esigenze di salute pubblica, potrebbe ridurre la mortalità globale del 64%, portandola a 21,2 milioni di decessi: ciò equivale a 37,3 milioni di vite salvate. Terzo, l'attenzione deve concentrarsi sul rafforzamento dei sistemi vulnerabili, non sulle 'persone vulnerabili'. Sono le politiche e le azioni inique di istituzioni, leggi, mercati e sistemi di governance a limitare le capacità delle persone", ammoniscono gli esperti. "Infine - ricordano - la fiducia si costruisce nel tempo. Non solo attraverso la comunicazione, ma anche grazie alla legittimità delle istituzioni, a una leadership efficace e all'affidabilità dei servizi. Questi principi costituiscono la base di un approccio migliorato ed equo alle pandemie e alla salute".
"Indagini e riforme post-Covid volte a prepararsi meglio alla prossima pandemia non sono mancate", prosegue l'editoriale. "Il Regolamento sanitario internazionale è stato revisionato, mentre persistono divergenze sull'Accordo Oms sulle pandemie. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite di quest'anno valuterà i progressi compiuti rispetto alla Dichiarazione politica dell'Onu sulle pandemie del 2023, in cui i Paesi si impegnano ad 'attuare azioni coerenti e solide a livello nazionale, regionale e globale, guidate dalla scienza e dalla necessità di dare priorità all'equità e al rispetto dei diritti umani, per rafforzare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie, e per affrontare appieno le conseguenze dirette e indirette delle future pandemie'". E "la Riunione di alto livello promette di introdurre un'ulteriore dichiarazione politica nella quale, secondo una bozza ottenuta da 'Health Policy Watch', i Paesi 'ribadiscono il proprio impegno a potenziare, promuovere e rafforzare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie, e a tradurre l'impegno politico in azioni concrete, misurabili e urgenti'".
"Il testo abbonda di riferimenti ad approcci multisettoriali, cooperazione, comunità e mobilitazione di risorse, ma è carente di impegni concreti", osservano gli esperti. Ma "come si possono promuovere equità e diritti umani senza indicazioni specifiche su come tali principi possano essere realizzati in modo significativo ed efficacemente valutati, soprattutto a fronte della continua erosione dell'Aiuto pubblico allo sviluppo per la salute e dell'indebolimento dell'Oms?", è l'interrogativo messo nero su bianco dall'alleanza National University of Singapore-Lancet.
La Commissione Prime si impegna a non fermarsi alla pubblicazione del rapporto. Concretamente, "sperimenterà e valuterà il proprio approccio in alcuni Paesi selezionati". La missione è offrire al mondo "l'opportunità di avviare un processo di responsabilizzazione più efficace, contribuendo a superare l'impasse di trattati falliti e dichiarazioni prive di reale incisività. Ogni persona - chiosano gli autori del report - merita di essere protetta da sofferenze e problemi di salute evitabili. Quando arriverà la prossima pandemia, dovremo poter affermare di aver fatto tutto il possibile per farci trovare pronti".
"Siamo pesantemente impreparati a una nuova pandemia", dice l'infettivologo Matteo Bassetti che condivide le conclusioni della Commissione Prime Nus-Lancet. "Soprattutto, siamo pesantemente impreparati dal punto di vista dell'organizzazione, anche mentale, per affrontare al meglio" una nuova emergenza sanitaria, spiega all'Adnkronos Salute il primario dell'Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova, oggi a Roma a margine di un evento organizzato dal Partito Liberaldemocratico per presentare le proposte del Pld in materia di sanità. "Basta guardarsi intorno, anche nel nostro Paese", dice Bassetti. "Stamattina ho messo un post sui miei canali social" per rilanciare l'allarme della National University of Singapore e della rivista 'The Lancet', "e sono stato inondato di commenti del tipo 'Noi questa volta non ci vaccineremo', 'Avete inventato la nuova pandemia', 'Siete sempre i soliti'". Accuse di allarmismo. "Ecco, questo è l'atteggiamento dei social, ma purtroppo - osserva il medico - è anche l'atteggiamento di molti di quelli che dovrebbero prendere le decisioni per affrontare al meglio una pandemia".
"Che arriverà una pandemia è un dato di fatto - avverte l'esperto - perché se noi guardiamo gli ultimi 100 anni della storia del mondo le pandemie ciclicamente sono arrivate. Oggi, oltretutto, questo è un mondo che va molto più veloce di quanto andasse semplicemente vent'anni fa. Si passa da una parte all'altra in poche ore, e naturalmente passano da una parte all'altra anche i virus. Quindi il messaggio è: se dovesse arrivare una nuova pandemia domani, questo Paese, questo mondo, sarebbe pronto ad affrontarla? Io credo assolutamente di no", ripete l'infettivologo. "Facciamo un appello a tutti", conclude: "Interessarsi maggiormente al problema e, magari, anche trovare delle soluzioni".
"Una nuova pandemia non ci troverà pronti, è il monito della Commissione internazionale Nus-Lancet", scriveva Bassetti stamattina nel post che ha citato. "Una nuova pandemia arriverà - avvertiva - Non sappiamo quando, non sappiamo quale virus la provocherà, ma una cosa la sappiamo già: non possiamo farci trovare impreparati. Il Covid ci ha lasciato una lezione drammatica. Milioni di persone sono morte", eppure "ancora oggi non siamo preparati quanto dovremmo. Non basta avere un piano sulla carta. Non basta intervenire quando gli ospedali sono già al limite. Non basta improvvisare quando l'emergenza è già esplosa. La preparazione si fa prima. Serve cambiare rotta. Serve un vero piano pandemico: finanziato, aggiornato, testato e pronto a essere applicato. E deve tutelare soprattutto chi rischia di pagare il prezzo più alto: anziani, persone con disabilità, persone con patologie e tutte le persone più fragili. Perché una società si misura anche da come protegge chi è più vulnerabile. Abbiamo già pagato un prezzo enorme per essere impreparati. La prossima pandemia non possiamo prevederla, possiamo però scegliere di prepararci. E quando arriverà, non potremo più dire: 'Non lo sapevamo'".





