È bastato un fine settimana perché la protesta dei liceali, nata nella regione parigina e rapidamente amplificata dai social, arrivasse anche nelle Alpes-Maritimes. Tra lunedì 28 e martedì 29 settembre diversi istituti sono stati bloccati o fortemente perturbati, da Nizza a Menton, da Cagnes-sur-Mer a Grasse e Valbonne.
Una mobilitazione che presenta un doppio volto: da una parte rivendicazioni legate alla vita quotidiana degli studenti, dall'altra episodi di tensione e violenza che hanno richiesto l'intervento delle forze dell'ordine.
Secondo i dati della prefettura delle Alpes-Maritimes, nella giornata di lunedì dieci licei hanno registrato perturbazioni. Dieci persone sono state arrestate per fatti che comprendono lancio di oggetti, utilizzo di mortai, incendio volontario, violenze in gruppo, furti e danneggiamenti. Due studenti sono rimasti leggermente feriti.

A Nizza la situazione più tesa si è verificata davanti al liceo Honoré-d'Estienne-d'Orves, dove alla protesta inizialmente pacifica è seguito il blocco degli accessi con cassonetti, biciclette, monopattini, panchine e transenne. Alcuni materiali sono stati incendiati e si sono verificati lanci di oggetti. Episodi analoghi, con fumogeni, mortaretti e incendi, sono stati segnalati al liceo professionale Magnan e al liceo Les Palmiers.
Il quadro cambia però sensibilmente spostandosi negli altri istituti. A Menton, circa 400 studenti del liceo Pierre-et-Marie-Curie hanno manifestato dalle prime ore del mattino. Al centro della protesta soprattutto problemi molto concreti: classi che arrivano a 36 alunni, giornate scolastiche considerate troppo lunghe, pause insufficienti, difficoltà legate ai trasporti, mancanza di insegnanti e condizioni degli edifici.
Sono rivendicazioni che ricorrono anche negli altri licei della regione e che coincidono in larga misura con quelle espresse a livello nazionale dalle organizzazioni studentesche.
Gli studenti denunciano classi sovraffollate, carenza di personale, strutture degradate, orari eccessivi e una crescente pressione legata alla scuola e a Parcoursup. In alcuni istituti vengono contestate anche le nuove regole sull'utilizzo dei telefoni cellulari e il sistema disciplinare.
A Cagnes-sur-Mer, Grasse e Valbonne la mobilitazione ha assunto forme differenti, dal semplice raduno davanti agli istituti al blocco degli ingressi. Una protesta dunque tutt'altro che uniforme, nella quale le rivendicazioni cambiano anche in funzione dei problemi specifici di ciascun liceo.
Proprio questa eterogeneità è uno degli elementi caratterizzanti della mobilitazione. I social network hanno consentito agli studenti di organizzarsi con estrema rapidità, facendo circolare appelli, volantini e rivendicazioni. In alcuni casi sono stati utilizzati anche strumenti di intelligenza artificiale per produrre e adattare i materiali della protesta.

Resta però la questione della violenza. Gli incendi, i mortai, i danneggiamenti e i lanci di oggetti non possono essere confusi con la totalità della mobilitazione studentesca. Il governo francese ha denunciato episodi di «violenza urbana», mentre le organizzazioni sindacali della scuola sostengono le rivendicazioni degli studenti e contestano, in alcuni casi, la risposta delle forze dell'ordine.
La giornata di martedì 29 settembre, coincisa con lo sciopero nazionale del pubblico impiego, ha così rappresentato un nuovo passaggio della protesta. Nelle Alpes-Maritimes la scuola è diventata il punto di condensazione di un malessere che gli studenti stanno portando fuori dalle aule.
Resta da capire se la mobilitazione, nata quasi dal nulla e cresciuta attraverso i social, riuscirà a trasformare blocchi e manifestazioni in un confronto concreto sulle condizioni dei licei oppure se prevarranno le immagini degli incendi e degli scontri.








