La Francia evita per ora una bocciatura dei mercati, ma non ritrova la fiducia. È questa la contraddizione che attraversa il Paese alla vigilia di una nuova stagione di tensioni sociali e politiche.
Venerdì Moody’s ha confermato il rating sovrano ad Aa3, mantenendo però una prospettiva negativa. Un risultato meno severo di quanto temuto, che offre un margine di respiro al governo di Sébastien Lecornu senza cancellare i dubbi sulla solidità dei conti pubblici e sulla capacità delle istituzioni di prendere decisioni.
Il giudizio dell’agenzia americana è legato anche alla possibilità che venga approvato il bilancio 2027, con l’obiettivo di riportare il deficit al 5 per cento del prodotto interno lordo. Ma la strada resta in salita.
Le opposizioni contestano le scelte dell’esecutivo, gli emendamenti complicano la riduzione della spesa e la maggioranza parlamentare non dispone di numeri sufficienti per procedere senza compromessi.
Intanto il costo del debito francese è salito a livelli che non si vedevano da oltre vent’anni. Il problema, dunque, non è soltanto quanto Parigi debba ai suoi creditori, ma quanto sia credibile la sua capacità di mantenere gli impegni.
La stessa fragilità si manifesta nelle strade. Dopo le violenze e i saccheggi del fine settimana scorso, sabato 24 ottobre la Francia è tornata a mobilitarsi contro il costo della vita, le difficoltà dei servizi pubblici e le condizioni della scuola. Il governo ha schierato circa 70.000 agenti e le autorità hanno vietato cortei in diverse città, fra cui Nizza.
A Parigi la marcia autorizzata è partita sotto una stretta sorveglianza; altrove non sono mancati momenti di tensione e interventi della polizia.
La questione va oltre la sicurezza. È legittimo impedire che una protesta degeneri in violenza, ma resta aperto il problema dei limiti da imporre a una libertà costituzionale. Le restrizioni preventive, contestate da forze politiche e associazioni per i diritti civili, alimentano un interrogativo difficile: come ristabilire l’ordine senza approfondire la distanza fra cittadini e istituzioni?
La rabbia sociale non si esaurisce con un divieto, così come la difesa delle libertà non può ignorare le violenze e i danni subiti da commercianti e residenti.
È in questo spazio di incertezza che si prepara la successione a Emmanuel Macron. Con le presidenziali del 2027 sempre più vicine, la crisi offre un terreno favorevole a chi promette risposte nette, soprattutto sul fronte della sicurezza, ma mette alla prova anche chi propone una diversa distribuzione dei costi della crisi economica.
La competizione è già cominciata, mentre il governo deve affrontare contemporaneamente il bilancio, il debito e una società inquieta.
Il dato forse più significativo della settimana è proprio questo: la crisi finanziaria, quella politica e quella sociale non procedono più su binari separati.
Si rafforzano a vicenda. La fiducia dei mercati dipende dalla stabilità delle istituzioni, ma anche la fiducia dei cittadini dipende dalla capacità della politica di offrire risposte comprensibili e credibili. Moody’s ha concesso alla Francia una tregua, non un’assoluzione.
La domanda è se il Paese saprà usare questo tempo per ricostruire un equilibrio, oppure se arriverà alle elezioni con le stesse fratture che oggi rendono difficile governarlo.






