Politica - 08 novembre 2026, 08:00

Francia, il Paese che cambia

Trump sconfitto, Le Pen in attesa: la Francia cerca una nuova classe dirigente

Campus universitario a Nizza

Campus universitario a Nizza

Il voto americano ridimensiona la destra di Trump, ma non modifica automaticamente gli equilibri francesi. A Parigi crescono il malcontento sociale e le incertezze sul futuro, mentre il ricambio politico resta una promessa ancora da mantenere.

La sconfitta di Donald Trump alle elezioni americane di metà mandato non cambia automaticamente gli equilibri francesi, ma incrina una certezza: quella di una destra populista destinata a crescere senza ostacoli. 

I democratici hanno conquistato il controllo di Camera e Senato, facendo del voto del 3 novembre un giudizio severo sull’amministrazione. A Parigi, la sinistra lo ha letto come la prova che una mobilitazione popolare può fermare anche una destra data per vincente. Il Rassemblement national, invece, ha cercato di ridimensionare il legame con Trump.


Ambasciata USA a Parigi

Sarebbe imprudente trasferire lo scenario americano in Francia. Il malcontento francese ha radici proprie: potere d’acquisto, servizi pubblici sotto pressione, instabilità parlamentare e sfiducia verso istituzioni che sembrano non riuscire più a decidere. 

La mobilitazione del 5 novembre lo ha mostrato con numeri importanti, ma distanti secondo le stime: 575 mila partecipanti per il ministero dell’Interno, 1,6 milioni per la CGT. Il giorno dopo, Sébastien Lecornu ha convocato sindacati e organizzazioni datoriali a Matignon per una conferenza sociale. Un tentativo di riaprire il dialogo, mentre le risorse per rispondere alle richieste salariali restano limitate.

La crisi sociale è ormai entrata nella campagna presidenziale. La protesta giovanile ha contribuito a spostare il confronto: il RN raccoglie la domanda di ordine, La France insoumise quella di giustizia sociale, mentre il centro perde terreno.

Gli ultimi sondaggi confermano Marine Le Pen in testa, tra il 32 e il 36 per cento secondo le diverse rilevazioni, con Jean-Luc Mélenchon in crescita. Sulla candidatura della leader del RN pesa però il contenzioso giudiziario: dopo la sentenza d’appello di luglio, è riemerso il dibattito sugli effetti del ricorso in Cassazione. Jordan Bardella resta un’alternativa tutt’altro che teorica.

Si apre così la questione del ricambio politico. La Francia non è priva di volti giovani: Bardella ha 31 anni, Gabriel Attal 37, Sébastien Lecornu 39. Ma la novità anagrafica non garantisce quella delle idee.

Il problema è la difficoltà di costruire una proposta capace di superare le contrapposizioni e ricomporre un Paese diviso. Anche la Costa Azzurra offre un osservatorio significativo: il successo di Éric Ciotti a Nizza e l’avanzata dell’area UDR-RN hanno mostrato quanto rapidamente possano cambiare gli equilibri di una destra tradizionale a lungo dominante.

La sconfitta di Trump ricorda che nessun consenso è irreversibile. Ma non basta un risultato americano a costruire un’alternativa francese. A sei mesi dal voto, la domanda non è soltanto se Le Pen o Bardella arriveranno all’Eliseo.

È se gli avversari sapranno offrire qualcosa di più di un fronte anti-RN: una prospettiva credibile, capace di parlare anche a chi non si sente rappresentato. È questo, prima ancora della scelta del prossimo presidente, il cambiamento che la Francia deve ancora riuscire a raccontare.

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