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Altre notizie | 18 settembre 2012, 17:20

"La mente" del nuovo Parlamento di Monaco. Intervista a Jean-Michel Ughes (2a parte)

Quanta "Italia" c'è nel nuovo Parlamento di Monaco?

"La mente" del nuovo Parlamento di Monaco. Intervista a Jean-Michel Ughes (2a parte)

2a parte dell'intervista all'architetto monegasco che ha progettato il nuovo Parlamento del Principato di Monaco.

 

Quanta Italia c'è nel Parlamento di Monaco? Nei materiali utilizzati ad esempio.

- Una significativa parte delle luci proviene dall'Italia. E buona parte delle imprese che ha partecipato al progetto, è italiana. Sempre per quanto riguarda i materiali anche una buona parte del mobilio proviene dalla Penisola -

Il resto proviene dalla Francia?

- Da tutta Europa: le maniglie ed altri elementi come serrature provengono dalla Germania. Altro proviene dal Belgio. Abbiamo cercato soprattutto la qualità, là dove c'è -

"Accessibile" è il secondo importante aggettivo per definire questo edificio

- A Monaco non c'è ancora una regolamentazione per edifici pubblici e persone a mobilità ridotta. C'è un progetto di legge in fase di elaborazione, ma non ancora applicabile. Il Parlamento e tutti i suoi luoghi sono stati creati per dare l'accesso alle persone a mobilità ridotta, anche nel caso si tratti di lavoratori portatori di handicap, ispirandoci alla legge francese -

C'è ancora molto da lavorare a Monaco in favore delle persone a mobilità ridotta?

- Si molto. Penso di si. E' anche vero che Monaco è un piccolo Paese con accessi che non sono sempre semplici. Ci sono edifici molto vecchi. Penso ad alcuni ristoranti dove ci sono delle difficoltà oggettive ad adattarsi alle persone portatrici di handicap. Non tutti possono seguire queste norme. C'è ancora molto da lavorare su questo. Ma intanto prima deve passare la legge perchè diventi applicabile -

Tornando al nuovo Parlamento: ad opera terminata cosa le ha dato più soddifazione vedere nel concreto?

- Già l'edificio in sè stesso. Che è fedele a ciò che immaginavo: fedele alla maquette e fedele al film in 3D. Poi ci sono alcuni spazi che mi hanno dato particolare soddisfazione: come l'ultimo piano, lo spazio ricevimento, le vasche con l'acqua. Per essere ultimato mancano ancora delle illuminazioni: del cono, delle vasche, ma nell'insieme il risultato è davvero fedele a ciò che immaginavo. Ci sono ancora dei dettagli e dei lavori da ultimare. Nelle prossime settimane sarà ancora più bello -

Cosa pensa Lei del nuovo progetto dello Sporting d'Hiver (che ha creato non poche discussioni), ci dia la sua opinione

- Premetto che non ho studiato la problematica urbana e il programma che desidera segure l'SBM. Personalmente all'inzio avrei lavorato all'interno dello Sporting, conservando le facciate. E' vero, non è un'architettura calorosa, ma art-deco. Avrei lavorato conservando le facciate cercando di fare un melange tra una parte da conservare e una parte contemporanea. Penso che sarebbe sato un bell'esercizio di architettura. Meno radicale -

Tra gli architetti italiani chi ammira in particolare?

- L'Italia ha una storia senza dubbio particolare, perchè è molto ricca nella storia dell'immobiliare, dell'architettura. Ci sono molte referenze in Italia. Penso che l'Italia sia più ricca della Francia in questo senso. Ma è difficile esprimere una preferenza -

Prossimo progetto?

- Ho lavorato sul Parlamento per 8 anni, eravamo che una piccola agenzia. E' stato un lavoro molto importante per me e per il Governo monegasco. Mi sono concentrato sulla Visitation. Oggi non ci sono ancora prospettive concrete di lavoro per l'immediato futuro -

Lei è giovane. Ma ha già pensato di aprire il suo studio e lavorare accogliendo nuovi giovani aspiranti architetti, magari approfittanto della rete internazionale che offre il Principato?

- Noi siamo una piccola equipe, siamo in 4. Ma è vero che l'idea è sempre stata quella di "restare" giovani, anche perchè il tempo passa. Quando ho scelto il nome per lo studio non pensato a "Jean Michel Ughes" ma "Archi Studio". Proprio per favorire lo spirito di equipe e di apertura che penso sia indispensabile nel nostro lavoro. Ci sono molti scambi e discorsi per elaborare i progetti, per scambiarsi le idee. E' un lavoro di equipe e l'idea è quella di aprirsi -

Il suo sogno per il prossimo futuro?

- Ancora un bell'edificio così magari. Con un cliente che abbia fiducia in me per creare un nuovo progetto, un nuovo discorso architetturale -

Sara Contestabile

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