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Altre notizie | 31 dicembre 2020, 07:00

Senza alcun rimpianto un anno “nero”, per fortuna, se ne va!

L’immagine simbolo è quella dell’Hotel Negresco con tutte le persiane abbassate, il “simbolo” della Costa Azzurra è chiuso fino a febbraio, in attesa di tempi migliori

L'Hotel Negresco a Nizza: tutte le tapparelle sono abbassate

L'Hotel Negresco a Nizza: tutte le tapparelle sono abbassate

Così titolavamo, un anno fa, l’articolo di commento dell’anno che stava finendo: “Grazie 2019! Si chiude un anno eccezionale per Nizza e la Costa Azzurra.
Non solo la crescita dei flussi turistici, ma anche la capacità di intercettare finanziamenti e di registrare una forte espansione dell’economia, dell’occupazione e della ricerca
”.

Sono trascorsi dodici mesi e l’immagine simbolo è quella del Negresco con le persiane abbassate, il “simbolo” della Costa Azzurra è chiuso fino a febbraio, in attesa di tempi migliori.
Molti altri hotel che si affacciano sulla Promenade des Anglais a Nizza, sulla Croisette a Cannes e sulla Promenade du Soleil a Menton sono stati costretti a fare la medesima cosa.

Non salutiamo nemmeno il 2020 che se ne va, lo accompagniamo all’uscita come si fa con gli ospiti indesiderati e con chi ha rovinato una festa: miliardi di persone vestono i panni del buttafuori, con buona ragione.

Un anno bisestile che ha stravolto le nostre abitudini, ha reso più povere e fragili le persone.
Un anno che, qui Costa Azzurra, ha le sue immagini simbolo: i carri funebri in fila davanti alle case di riposo, gli aerei che giungono con gli aiuti sanitari, la Promenade vuota.

È un anno contrassegnato dalla Tempesta Alex che ha interrotto i collegamenti con il Sud Piemonte per chissà quanto tempo, ha distrutto tre vallate, a messo in ginocchio economie fragili, dimostrando che le aggregazioni tra enti (quando funzionano) fanno la differenza. Dimostrazione evidente la “ripresa” delle Valli Tinée e Vésubie, inserite nell’area metropolitana di Nizza e l’impotenza della Valle Roya, che rischia di morire per un isolamento destinato a durare anni.

Gettiamo via, senza rimpianto, un anno che ha messo in luce l’impotenza e la fragilità dell’uomo e i danni recati dal disprezzo dell’ambiente e del territorio.

Un anno che a Nizza è stato caratterizzato da un attentato terroristico con tre innocenti “sgozzati”, in una chiesa, da un criminale giunto in città da poche ore.

Dire che ne abbiamo abbastanza è poco, raccontare i mille drammi umani e le sofferenze delle ore buie e dell’isolamento non sarebbe una novità. Parlare di un annoperso” alla vita per milioni di persone, nemmeno.
Fra qualche tempo toccherà a sociologia, storia, economia, medicina, scienza, antropologia approfondire e scandagliare quanto è successo, sottolineando le modifiche irreversibili che il 2020 ha portato con sé.

In Costa Azzurra, è stato un anno nel quale quanto era ormai dato per assodato e sparito e si è sciolto come neve al sole.
Niente feste di Natale e di fine anno, niente carnevale, niente Fête du Citron, niente festival del Cinema e nemmeno del Folklore, seconde case chiuse, hotel mezzi vuoti, ristoranti che si trasformano in cucine d’asporto, corrieri impazziti a portare pacchetti dappertutto mentre i negozi restano vuoti.

Le mascherine a sottolineare la paura, il distanziamento, la perdita del rapporto umano e personale, elementi essenziali di una civiltà occidentale, libera, aperta, ricca, a volte persino opulenta.

I quartieri più periferici in ebollizione, le contraddizioni mai sopite fra chi li abita e il resto della città con la polizia a fare da barriera per evitare che le tensioni latenti esplodano.
Lascia ben poco di buono questo 2020 all’anno successivo.

Certo, sarà un anno destinato a passare alla storia per i cambiamenti epocali che ha prodotto, ma queste valutazioni potranno essere fatte solo ad epidemia conclusa con l’economia in ripresa.
Per ora lo lasciamo andare via con l’immagine delle serrande abbassate e delle finestre tristemente chiuse degli hotel della Promenade di Nizza che hanno dovuto riconoscere la loro impotenza.

Lustrini, luci, cotillons questa volta lasciano spazio ai simboli di un anno nero: le mascherine che nascondono il volto delle persone e le ambulanze che sfrecciano verso gli ospedali, mentre troppi carri funebri si dirigono verso l’Athanée de Nice, dove accompagniamo anche questo 2020 in attesa di poterne disperdere le ceneri.


Beppe Tassone

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