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Business | 12 ottobre 2026, 07:00

Pacchi nel Principato: perché il dazio europeo da 3 euro non tocca gli acquisti fatti in Italia

Dal 1° luglio i piccoli pacchi in arrivo da fuori dall'Unione europea pagano un dazio forfettario. Monaco non fa parte dell'Unione, ma ne condivide la dogana in base a una convenzione del 1963: cosa cambia per chi compra online e perché l'ostacolo vero resta il codice postale 98000.

Pacchi nel Principato: perché il dazio europeo da 3 euro non tocca gli acquisti fatti in Italia

Dal 1° luglio gli acquisti online da venditori extra-UE hanno un costo in più. Da quella data ogni acquisto spedito da un Paese terzo a un consumatore nell'Unione, di valore non superiore a 150 euro, paga un dazio fisso di 3 euro per articolo. Lo prevede il regolamento (UE) 2026/382 del Consiglio, che resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, in attesa di un regime definitivo.

Nel Principato, però, la storia era cominciata prima. Dal 1° marzo la Francia applicava una propria tassa di 2 euro per articolo, prevista dalla legge di bilancio per il 2026, sui piccoli pacchi extra-UE diretti in Francia, in alcuni dipartimenti d'oltremare e anche a Monaco. Come ha raccontato MonteCarloNews, Parigi l'ha sospesa dal 1° luglio, quando è scattato il dazio europeo. Resta una domanda: perché una misura di Bruxelles vale anche in un Paese che dell'Unione non è membro?

Fuori dall'Unione, dentro la sua dogana

La risposta sta in un trattato di oltre sessant'anni fa. Con la convenzione doganale firmata il 18 maggio 1963, Monaco e la Francia formano un'unione doganale: nel Principato si applicano il codice delle dogane e le norme doganali francesi. Attraverso la Francia, Monaco è parte integrante del territorio doganale dell'Unione europea e del suo spazio IVA, pur restando fuori dall'Unione come Stato.

Il Principato usa l'euro in base a un accordo con l'Unione e con la Francia, e può coniare le proprie monete. E poiché le sue frontiere e il suo territorio doganale sono trattati come francesi, di fatto è amministrato come parte dell'area Schengen. Le merci che arrivano da Paesi terzi seguono le stesse regole previste per la Francia e quindi, da quest'estate, anche il nuovo dazio sui piccoli pacchi. Il rapporto politico con Bruxelles resta invece più limitato: i negoziati per un accordo di associazione, avviati nel 2015, si sono fermati nel 2023.

Il dazio, voce per voce

Il meccanismo è semplice da descrivere e un po' meno da applicare, perché conta le righe della dichiarazione doganale, non i pezzi. Per «articolo» la Commissione europea intende l'insieme delle merci di una spedizione che hanno la stessa classificazione doganale e la stessa descrizione. Tre magliette identiche contano quindi come un articolo solo e pagano 3 euro; magliette, un paio di scarpe e un profumo nello stesso pacco diventano tre articoli, cioè 9 euro. La regola vale per tutte le vendite a distanza ai consumatori di valore fino a 150 euro, qualunque sia il regime IVA scelto dal venditore. L'IVA, del resto, su quei pacchi si paga già dal 1° luglio 2021, quando l'Unione ha abolito l'esenzione per le merci importate di valore fino a 22 euro: il dazio è un costo in più, non un sostituto.

Secondo Bruxelles, l'esenzione per i piccoli pacchi favoriva i venditori extra-UE a scapito dei commercianti dell'Unione, mentre il numero delle spedizioni cresceva di anno in anno. In pratica il dazio va indicato nelle dichiarazioni doganali che accompagnano ogni spedizione, e a presentarle è il dichiarante, di solito il corriere o lo spedizioniere che opera per conto del venditore.

Dall'Italia niente dazio: il nodo è la consegna

Per chi vive o lavora nel Principato e compra in Italia, il dazio non c'entra. Un pacco che parte da Milano o da Genova viaggia dentro il territorio doganale dell'Unione e arriva a Monaco come merce comunitaria, senza passaggi in dogana. Ai fini dell'IVA, la direttiva europea tratta le operazioni con il Principato come operazioni con la Francia.

Il problema, semmai, è farlo arrivare. Nel gennaio 2024 Monaco Tribune raccoglieva le proteste di chi si vedeva rifiutare il codice postale 98000 da alcuni siti di e-commerce: secondo La Poste Monaco, certi corrieri non l'avevano mai attivato e diversi venditori, soprattutto fuori dalla Francia, lo bloccavano perché considerano Monaco una destinazione internazionale, con costi aggiuntivi. Lo stesso articolo registrava un aumento del 150% in quattro anni dei pacchi trattati a Monaco, e Marc Lea, direttore del ramo servizi posta e pacchi di La Poste Monaco, osservava che nel Principato non restava nessun punto di ritiro. Anche oltre confine la rete si era assottigliata: nei comuni francesi di Beausoleil e di Mentone i punti erano scesi rispettivamente da 4 a 1 e da 9 a 3. Chi lavora nel Principato e abita in Italia, invece, il problema del 98000 non lo conosce: per lui l'indirizzo di consegna resta quello di casa.

Un anno dopo è arrivata una prima risposta. A fine dicembre 2024 La Poste Monaco ha aperto in boulevard du Jardin Exotique il Point Accueil Marchandises: una piattaforma di circa 1.500 metri quadrati che può gestire fino a 2.500 pacchi al giorno, con 14 autisti su veicoli elettrici, armadietti accessibili a tutte le ore e uno sportello aperto anche il sabato mattina. Secondo i dati diffusi all'apertura, nel Principato si trattavano allora circa 5.700 pacchi al giorno, su 30 giri e 4.200 punti di consegna. Da maggio 2025 smistamento e distribuzione della posta hanno sede all'Ilot Pasteur, in avenue de Fontvieille.

Le nicchie che viaggiano dentro il mercato unico

Il dazio pesa soprattutto sui grandi marketplace extra-UE, da cui arriva la gran parte dei pacchi sotto i 150 euro. Gli acquisti dai negozi online italiani ed europei restano fuori dal suo perimetro, ma per chi abita nel Principato la variabile vera è un'altra: la zona di consegna. Molti e-commerce italiani, soprattutto quelli specializzati, spediscono soltanto entro i confini nazionali, e basta scorrerne le condizioni di vendita per accorgersene: vale per i negozi di popper in flaconi da 10 a 30 ml come per quelli di prodotti a base di canapa light, dove il 98000 non compare tra le destinazioni.

Il calendario, almeno sulla carta, è fissato: il dazio forfettario è transitorio e, salvo proroghe, dal 1° luglio 2028 lascerà il posto ai dazi ordinari calcolati voce per voce, quando entrerà in funzione la nuova banca dati doganale europea. Anche allora, a Monaco, la differenza la farà la provenienza della spedizione.

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