Nel mondo del trading esiste una convinzione diffusa: per guadagnare bisogna essere più bravi degli altri a prevedere dove andrà il mercato. Luigi Balboni, classe 1987, residente a Mirandola in provincia di Modena, ha creduto anche lui a questa idea. Per sette anni. Poi ha smesso.
Oggi Balboni gestisce una fattoria didattica per famiglie. Un risultato che non ha ottenuto imparando a leggere meglio i grafici, ma smettendo completamente di provarci. La chiave è stata la scoperta di una falla matematica nei mercati finanziari, un approccio che ribalta la logica tradizionale del trading.
Ma facciamo un passo indietro. Prima dei mercati, Balboni lavorava nella ristorazione. Gestiva un franchising di ristoranti, un settore che lascia poco spazio a tutto il resto. Turni infiniti, weekend inesistenti, la vita privata sempre rimandata.
La nascita del figlio cambia le priorità. «Mi sono chiesto che padre sarei diventato continuando così», racconta. «La risposta non mi piaceva». Inizia a cercare un'alternativa.
I mercati finanziari sembrano la soluzione. Balboni si avvicina al trading tradizionale con l'approccio di chi vuole imparare: corsi, libri, analisi tecnica. Il primo conto operativo lo raddoppia. Sembra fatta. Poi quel conto si azzera. E lo stesso accade al secondo, al terzo, al quarto. Sette anni di tentativi, di strategie cambiate, di soldi spesi in formazione. Il risultato finale è sempre lo stesso: negativo.
Il punto di svolta arriva in un momento che Balboni ricorda con precisione. Il figlio neonato tra le braccia, lo schermo davanti, l'ennesimo conto che va a zero. «Lì mi sono fermato», dice. «E mi sono fatto una domanda diversa. Non "quale strategia devo usare", ma "ha senso quello che sto cercando di fare?"».
La risposta è no. Il trading tradizionale chiede di prevedere il futuro. Ma il futuro, per definizione, non lo conosce nessuno. «È un gioco dove anche i migliori sbagliano regolarmente», spiega Balboni. «Io non volevo più giocare a quel gioco».
La svolta arriva quando scopre una falla matematica nei mercati.
Non ha a che fare con l’indovinare il prezzo dei titoli. Né con il prevedere il futuro.
Ha a che fare con una certezza molto più semplice: i mercati si muovono sempre.
Un titolo può salire o scendere, ma non restare immobile.
La falla sfrutta proprio questo principio. Non chiede di azzeccare la direzione, ma di strutturare l’operazione attorno al movimento.
Se il movimento coincide con lo scenario previsto, c’è profitto.
Se non coincide, il risultato è neutro. Non una perdita. Zero.
«Ho smesso di cercare di essere più furbo del mercato», dice.
«Ho trovato un modo per non doverlo battere».
La stabilità ottenuta gli ha permesso di costruire quello che voleva fin dall'inizio. La fattoria didattica oggi esiste: un posto per famiglie e bambini, terra e animali, ritmi diversi da quelli che aveva conosciuto in anni di ristorazione.
«La finanza è stata il mezzo», conclude Balboni. «Il fine era un altro. Era costruire una vita che avesse senso. Per me e per mio figlio».
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