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Nizza | 09 ottobre 2026, 08:00

PFAS nelle uova, Peille e Vence superano il test dei “veleni eterni”

L’indagine di ICI e Radio France ha analizzato 91 campioni in tutta la Francia: il 57% contiene almeno un PFAS e uno su quattro supera i limiti. Nessuna traccia invece nei campioni raccolti nei due comuni delle Alpi Marittime

PFAS nelle uova, Peille e Vence superano il test dei “veleni eterni”

C’è una buona notizia che arriva dalle colline delle Alpi Marittime, proprio mentre una nuova inchiesta riaccende i riflettori sui PFAS, le sostanze chimiche diventate ormai sinonimo di contaminazione invisibile e persistente. Le uova prelevate a Peille e Vence non contengono tracce dei quattro PFAS ricercati.

Il risultato emerge dall’indagine realizzata dalla rete ICI insieme alla Cellule investigation di Radio France, che ha portato in laboratorio 91 campioni di uova raccolti in diverse zone della Francia.

Il quadro nazionale è tutt'altro che rassicurante: 52 campioni, il 57%, presentano almeno una delle sostanze analizzate e 23, il 25%, superano i limiti previsti dalla normativa. Le analisi sono state effettuate dal laboratorio specializzato Labocéa.

Per Peille il campione era stato raccolto il 30 marzo 2026. Le analisi non hanno rilevato PFNA, PFHxS, PFOS e PFOA, i quattro composti per i quali esistono le conoscenze tossicologiche più consolidate. Lo stesso risultato è emerso dal campione proveniente da Vence.



Il dato locale, tuttavia, non significa che i PFAS siano assenti dall’ambiente delle Alpi Marittime. Si tratta infatti di sostanze estremamente persistenti, utilizzate per decenni per le loro proprietà antiaderenti, impermeabilizzanti e resistenti al calore. Possono raggiungere acqua, terreno e catena alimentare e accumularsi negli organismi.

Anche le uova rappresentano una possibile via di esposizione. L’Unione europea ha fissato limiti massimi per quattro PFAS negli alimenti, comprese le uova, proprio perché queste sostanze possono trasferirsi dall’ambiente agli animali attraverso l’acqua, il mangime e i terreni sui quali vengono allevati.

Il problema è soprattutto la persistenza. I PFAS non sono una singola sostanza, ma una grande famiglia di composti chimici.

Alcuni sono stati associati a effetti sul sistema immunitario, sul metabolismo, sulla tiroide, sulla fertilità e, per determinate molecole, a un aumento del rischio di alcuni tumori. L’Agenzia europea dell’ambiente sottolinea inoltre la loro capacità di accumularsi nell’organismo e nell’ambiente.

Per Peille e Vence, dunque, il risultato dell’indagine è rassicurante: nei campioni esaminati non sono stati trovati i quattro PFAS ricercati. Ma l’indagine nazionale racconta una storia più complessa.

Il 57% di campioni positivi dimostra quanto sia difficile considerare la presenza dei “pollutanti eterni” un problema confinato alle aree industriali più note.

Il risultato delle due località delle Alpi Marittime va quindi letto per quello che è: una fotografia favorevole di quei campioni, non una certificazione dell’assenza assoluta di PFAS nell’ambiente.

Anche perché la stessa Commissione europea considera ancora necessario ampliare la raccolta di dati sulla presenza di queste sostanze negli alimenti e sulle loro possibili fonti di contaminazione.

Beppe Tassone

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