(Adnkronos) - Risparmiare 300 euro al mese di affitto può costare oltre 2mila euro l’anno tra carburante, manutenzione e spostamenti. In alcune città il 90% del risparmio viene assorbito dalla mobilità. Sempre più persone sono costrette ad allontanarsi dai grandi centri urbani per trovare abitazioni a prezzi sostenibili, ma il risparmio sull’affitto viene spesso eroso dall’aumento delle spese necessarie per raggiungere il posto di lavoro. È quanto emerge da una analisi della Cna sul rapporto tra costo della casa, mobilità e mercato del lavoro. Una famiglia che sceglie di trasferirsi fuori città per risparmiare 300 euro al mese sul canone di locazione può arrivare a sostenere oltre 2.000 euro annui aggiuntivi tra carburante, manutenzione del veicolo, pneumatici, parcheggi e altre spese di mobilità. In questo modo oltre la metà del beneficio ottenuto sull’affitto rischia di essere assorbito dai costi necessari per raggiungere il luogo di lavoro. Il fenomeno assume dimensioni diverse a seconda dei territori. Nelle grandi aree metropolitane il trasferimento nella cintura urbana continua a garantire un vantaggio economico significativo, ma molto inferiore a quello che appare a prima vista.
A Milano, ad esempio, un nucleo familiare può risparmiare mediamente circa 5.400 euro l’anno sul canone di locazione scegliendo un’abitazione fuori città, ma oltre 2.300 euro vengono assorbiti dai maggiori costi di mobilità. Il beneficio reale si riduce così a poco più di 3.000 euro annui. A Roma il risparmio teorico sull’affitto sfiora i 4.800 euro l’anno ma il costo aggiuntivo degli spostamenti supera i 2.200 euro, riducendo il vantaggio effettivo a circa 2.600 euro. Situazione analoga a Firenze e Bologna, dove oltre la metà del beneficio derivante da un affitto più basso viene erosa dai costi necessari per raggiungere il luogo di lavoro. Nelle città medie il quadro è ancora più critico. A Bari, Napoli, Perugia e Ancona il risparmio sull’affitto viene assorbito per oltre due terzi dalle spese di mobilità. In alcuni territori del Mezzogiorno il vantaggio economico residuo si riduce a poche centinaia di euro l’anno. A Potenza, Catanzaro, Salerno e Lecce fino all’85-90% del risparmio ottenuto sul canone rischia di essere cancellato dal costo degli spostamenti quotidiani.
La situazione è ancora più pesante per gli artigiani e le piccole imprese che operano quotidianamente sul territorio. Installatori, impiantisti, manutentori, elettricisti e serramentisti non si limitano a raggiungere il luogo di lavoro: il lavoro stesso si svolge in movimento, tra clienti, cantieri, fornitori e interventi di assistenza. Secondo le elaborazioni della Cna, un serramentista percorre mediamente circa 20mila chilometri all’anno sostenendo costi di mobilità che possono superare i 4.500 euro per veicolo. Per un elettricista che opera quotidianamente sul territorio la spesa annua sale a circa 5.600 euro, mentre per termoidraulici e manutentori, che percorrono mediamente 30milachilometri l’anno, il conto può raggiungere i 6.700 euro. La situazione più onerosa riguarda gli installatori di impianti che, tra sopralluoghi, cantieri e assistenza tecnica, arrivano a percorrere fino a 35mila chilometri l’anno. Per queste imprese il costo della mobilità può sfiorare gli 8mila euro annui per ciascun veicolo operativo. “Casa e lavoro stanno diventando due poli sempre più distanti – sottolinea il presidente Cna Dario Costantini – servono risposte coordinate. Oltre alle politiche abitative sono necessari interventi sul piano delle infrastrutture e per alzare quantità e qualità dell’offerta di trasporto pubblico locale”.













