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Nizza | 22 ottobre 2026, 19:00

La sostanza di un sogno veneziano: il tesoro ritrovato di Adolphe de Meyer (Foto)

Settantacinque stampe fotografiche inedite del maestro del pittorialismo, ritrovate in Francia ed esposte per la prima volta in Europa al museo Huis Marseille di Amsterdam, dal 24 ottobre al 7 gennaio 2027

Adolphe de Meyer, Ritratto di Olga de Meyer nel giardino di Palazzo Balbi-Valier, circa 1904-1908. Per gentile concessione della Biblioteca municipale di Tours.

Adolphe de Meyer, Ritratto di Olga de Meyer nel giardino di Palazzo Balbi-Valier, circa 1904-1908. Per gentile concessione della Biblioteca municipale di Tours.

Sul signorile canale Keizersgracht di Amsterdam, nel primo museo della città interamente dedicato alla fotografia, Huis Marseille, si inaugura una mostra di rilevanza europea, una monografica assolutamente inedita.

È la prima in Europa dedicata esclusivamente ad Adolphe de Meyer, ma soprattutto presenta fotografie diverse, mai viste prima, che raccontano momenti intimi trascorsi in un palazzo veneziano, Palazzo Balbi Valier e nel suo giardino, insieme alla moglie Olga Caracciolo, affascinante musa e partner nell’arte.

Intorno a loro, il grande turbillon dell’alta società e delle avanguardie artistiche. Tra gli ospiti figurano celebri amici del mondo della fotografia, come l’autrice dello scatto in cui de Meyer si affaccia al balcone, ma anche pittori e scultori, tra cui Auguste Rodin.


Attribuito a Gertrude Käsebier, Adolphe de Meyer in posa su un balcone, Palazzo

Balbi-Valier, 1905. Per gentile concessione della Biblioteca municipale di Tours
Nato in Francia alla fine dell’Ottocento, de Meyer è stato il primo grande fotografo di moda, con contratti per riviste americane come Vogue, Vanity Fair e Harper’s Bazaar.

È stato anche un innovatore nella fotografia di danza, con le sue sorprendenti immagini dei Ballets Russes, ammirate nella grande retrospettiva del Metropolitan Museum di New York, e una figura di spicco della Photo-Secession di New York, il movimento che mirava a elevare la fotografia al rango di arte, superando la semplice riproduzione tecnica della realtà.


Attribuita ad Adolphe de Meyer, Gertrude Käsebier o Frances B. Johnston, Veduta di Palazzo Franchetti dal giardino di Palazzo Balbi-Valier, circa 1904-1908. Per gentile concessione della Biblioteca municipale di Tours

La mostra di Huis Marseille, intitolata significativamente "La sostanza di un sogno veneziano", è una prima assoluta: espone fotografie ritrovate pochi anni fa in Francia, nella biblioteca comunale di Tours.

Si tratta di un insieme coerente di 75 stampe realizzate a mano su carta di cotone, con la tecnica al platino-palladio, una delle tante procedure artigianali dell’epoca. Il procedimento restituisce sfumature di grigio finissime, quasi tattili, e garantisce un’eccellente conservazione delle immagini.

Insieme a questo tesoro, custodito con cura in una scatola, la curatrice della mostra, specialista di fotografia, ha ritrovato un numero della rivista Vogue intitolato proprio La sostanza di un sogno veneziano.

Adolphe de Meyer, Il grande saluto, luogo non identificato (forse Venezia), circa 1910. Per gentile concessione della Biblioteca municipale di Tours

È un articolo scritto dallo stesso fotografo, un omaggio alla luce e alle atmosfere di Venezia. Il ritrovamento ha consentito di attribuire le fotografie a de Meyer e di datarle tra il 1904 e il 1909.

Le immagini illuminano una fase fondamentale della sua ricerca artistica, nella quale sperimenta soluzioni che ritroveremo nelle successive fotografie di moda e di danza: l’attenzione per la luce soffusa, la retroilluminazione, la celebre sfocatura di alcune parti dell’immagine.

Una ricerca condotta attraverso la luce naturale, ma già accompagnata da un uso sapiente di quella artificiale.


Adolphe de Meyer, Composizione con un ritratto dipinto di Adolphe de Meyer, composizioni floreali e statuette di leoni in marmo nella grande «sala» di Palazzo Balbi-Valier, circa 1904-1908. Per gentile concessione della Biblioteca municipale di Tours

Nelle fotografie della mostra emerge la quotidianità della coppia aristocratica ed eccentrica Caracciolo-de Meyer nel Palazzo settecentesco Balbi Valier, con il giardino affacciato sul Canal Grande, che i due avevano preso in affitto per trascorrere le estati veneziane.

Mentre molti aristocratici europei lasciavano le capitali per raggiungere il Lido, la coppia preferiva ricreare il proprio nido artistico nel cuore di Venezia, vicino alla Biennale d’arte e al teatro La Fenice.

L’insieme delle fotografie ritrovate rivela il ruolo di Olga Caracciolo, donna emancipata e protagonista anche sul piano artistico e mondano, mette in luce il talento di de Meyer per il design d’interni, gli oggetti e la scenografia e restituisce un ritratto degli ospiti illustri che frequentarono la coppia in quei cinque anni della Belle Époque veneziana.


Adolphe de Meyer, Tavolo per la colazione nella «sala» di Palazzo Balbi-Valier, senza data. Per gentile concessione della Biblioteca municipale di Tours

È la stessa élite cosmopolita che ritroviamo nella mostra del Musée Chéret di Nizza: un mondo che seguiva il ritmo delle stagioni, trascorrendo l’estate al Lido, settembre e ottobre a Venezia e l’inverno tra Sanremo, Montecarlo, Nizza e Cannes.

Silvia Assin

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