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Politica | 01 novembre 2026, 08:00

Francia, il Paese che cambia

Terza settimana di proteste contro il caro vita, economia in contrazione e conti pubblici sotto pressione. Le dimissioni anticipate di Christine Lagarde dalla Bce aggiungono un nuovo elemento alla partita politica che precede le presidenziali

Christine Lagarde ha annunciato le proprie dimissioni dalla Presidenza della BCE

Christine Lagarde ha annunciato le proprie dimissioni dalla Presidenza della BCE

La Francia scende in piazza per la terza settimana consecutiva, ma questa volta i numeri raccontano anche un'altra storia: la protesta continua, sebbene la partecipazione sia in diminuzione.

Sabato 31 ottobre, secondo il ministero dell'Interno, 320.000 persone hanno manifestato in diverse città del Paese, contro le 410.000 del sabato precedente e le 550.000 del 17 ottobre. I cortei si sono svolti prevalentemente in modo pacifico, anche se non sono mancati scontri circoscritti a Parigi, Lione e Tolosa.

Il malcontento nasce dal costo della vita, dai prezzi dei carburanti, dall'inflazione e dalle difficoltà dei servizi pubblici. Ma, settimana dopo settimana, il movimento ha assunto una dimensione più ampia: studenti, sindacati e gruppi riconducibili ai Gilet gialli si ritrovano a contestare una politica economica che considerano distante dalle difficoltà quotidiane delle famiglie.

Per Sébastien Lecornu il problema è sempre più politico. Il governo deve trovare una maggioranza parlamentare capace di sostenere il bilancio 2027, ma venerdì l'Assemblea nazionale ha respinto in prima lettura il progetto di finanziamento della Sécurité sociale.

Jean Luc Mélanchon ad una manifestazione

Un segnale delle difficoltà di una maggioranza che non dispone di numeri sufficienti per procedere senza negoziare.

Anche i dati economici non aiutano. Nel terzo trimestre il Pil francese ha registrato una contrazione dello 0,1%. Venerdì Fitch ha inoltre peggiorato a negativa la prospettiva sul debito sovrano, mentre il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo si avvicina al 120%.

La capacità del governo di concedere nuovi interventi a sostegno del potere d'acquisto è quindi limitata proprio quando la domanda sociale diventa più pressante.

È in questo clima che la politica guarda già alle presidenziali del 2027. Marine Le Pen e Jordan Bardella cercano di capitalizzare il malcontento, mentre a sinistra Jean-Luc Mélenchon ha partecipato alla manifestazione parigina di sabato.

Nell'area centrista, invece, non si è ancora delineata una successione condivisa a Emmanuel Macron, che non potrà ricandidarsi per un terzo mandato consecutivo.

Un ulteriore elemento di tensione è arrivato da Christine Lagarde. La presidente della Banca centrale europea ha annunciato che lascerà l'incarico il 7 febbraio 2027, nove mesi prima della scadenza naturale.

La decisione ha provocato immediate reazioni da parte di La France insoumise e Rassemblement National, che accusano Macron di voler partecipare alla scelta del successore prima di lasciare l'Eliseo. Lagarde non ha presentato la decisione come una scelta legata alla politica francese, ma il calendario ha inevitabilmente alimentato il confronto.

Anche la Costa Azzurra partecipa a questa fase di trasformazione. Qui il rapporto tra destra tradizionale e Rassemblement National, rafforzato dall'alleanza di Éric Ciotti, rappresenta uno dei laboratori politici più interessanti in vista delle prossime scadenze elettorali.

Il filo della settimana sembra dunque abbastanza chiaro: la Francia è già proiettata verso il 2027, ma non ha ancora trovato una risposta convincente alle domande del 2026.

La questione non riguarda soltanto chi guiderà il Paese dopo Macron, ma quale margine avrà il prossimo presidente per governare una società sempre più inquieta e un'economia che offre poche risorse.

Beppe Tassone

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