Ma che cos’è davvero l’inaugurazione di una mostra? Un momento di incontro con l’arte o, piuttosto, un appuntamento mondano, nel quale contano anche le presenze, le relazioni e il piacere di esserci?
Silvia Assin non pretende di risolvere il dilemma. Con il suo obiettivo sceglie invece di raccontare il «giorno zero» di Henri Matisse – Alex Katz. Le silence de la peinture, la grande esposizione visitabile fino al 18 gennaio 2027 al Musée Matisse di Nizza.
Lo fa con uno sguardo che ricorda la fotografia di strada: osserva, coglie un gesto, registra un incontro fugace tra le persone e lo spazio, lasciando che siano le immagini a suggerire possibili interpretazioni.
Due fotografie, più di altre, sembrano riassumere questa doppia anima del vernissage. Nella prima, una giovane donna appare assorta in una sorta di meditazione davanti alla Piscine di Matisse. Il tempo sembra fermarsi, la presenza dell’opera invita al raccoglimento.
Nella seconda, la folla riunita per la presentazione della mostra restituisce invece l’immagine di un evento collettivo, animato da incontri, conversazioni e curiosità.
Sono fotografie quasi opposte, difficili da ricondurre a un’unica lettura. Eppure entrambe sono autentiche: l’arte può essere esperienza intima, ma anche occasione di socialità, riconoscimento e partecipazione pubblica.
«Il vernissage è più un’occasione mondana che un momento di esplorazione o immersione nella mostra», osserva Silvia Assin, che tra i presenti ha riconosciuto esponenti dell’amministrazione e della cultura cittadina, discendenti della famiglia Matisse, artisti della regione, la direttrice di Villa Arson e responsabili di altri musei.
Ma la mondanità dell’inaugurazione non esaurisce la sua esperienza. La fotografa si dice sorpresa dalla forza dell’allestimento, concepito come una grande installazione che attraversa i diversi piani del museo.
Le opere di Matisse, in gran parte provenienti dai suoi atelier di Nizza e Vence, dialogano liberamente con quelle dell’artista americano Alex Katz, arrivate dal suo studio di New York. Due universi lontani per generazione e geografia, messi a confronto per offrire al pubblico uno sguardo nuovo su entrambi.
Anche le fotografie cercano un dialogo: quello tra la mostra e i suoi visitatori, tra le opere e le reazioni di chi le attraversa. «Come nelle foto di strada, cerco di cogliere rapidamente le relazioni delle persone con lo spazio», spiega Assin.
Rimane così aperta la domanda iniziale. Il vernissage è cultura o mondanità? Forse è entrambe le cose, in proporzioni diverse per ciascuno. Le immagini non giudicano e non impongono conclusioni: osservano, interrogano, suggeriscono. E lasciano allo spettatore il compito di trovare la propria risposta.























