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Altre notizie | giovedì 17 maggio 2018, 19:00

Chiude il negozio di prodotti monastici “La Madone” e scoppia la polemica

Rapporti difficili tra Père Gil Florini, vulcanico parroco di Nizza e la curia vescovile. A farne le spese alcuni dipendenti che sono stati licenziati

La Madone, il negozio nel Vieux Nice che ha chiuso

Sono in tanti a chiedersi cosa stia succedendo e se sia in atto una guerra, nemmeno troppo sotterranea, fra la curia vescovile di Nizza e père Gil Florini, vulcanico parroco di Saint Pierre d’Arene.

Il fatto è che, in poco tempo, le attività connesse con la vendita dei prodotti monastici e di quelli prodotti dallo stesso Florini, che contraddistinguevano due negozi molti avviati, uno nella Vieux Nice e l’altro in Rue Vernier sono stati chiusi (il primo) o fortemente ridimensionati (il secondo che passa da 400 a 80 metri quadrati).

Il negozio “La Madone” nel Vieux Nice era stato aperto lo scorso anno ed era continua meta di persone che acquistavano i vari prodotti, sia provenienti da diversi monasteri, sia quelli prodotti direttamente da Père Florini, come il pastis de Nice.

L’aumento del costo dell’affitto e il mancato intervento richiesto alla curia ha prodotto la chiusura del negozio e due dei quattro dipendenti che ruotavano attorno alle attività commerciali sono stati licenziati.

Si parla di una lettera che sarebbe stata spedita dallo stesso Père Florini ai confratelli e  alle consorelle della diocesi per spiegare, con toni affranti, quello che starebbe accadendo e, di contro, si vocifera della volontà da parte della diocesi di ridimensionare la sovra esposizione del parroco che certo non perde occasione per porsi al centro dell’attenzione.

Come andrà a finire è difficile dirlo, in mezzo vi sarebbe anche un legato  di circa un  milione e mezzo di euro a favore del Sanctuaire d’Utelle dei quali si occupa l’association Notre-Dame-des-Miracles e della richiesta da parte di Pere Gil Florini di ottenere un anticipo di 50 mila euro necessari per non chiudere il negozio di rue de la Boucherie 8 nel Vieux Nice. Richiesta alla quale la curia vescovile non avrebbe risposto.

Risultato: ridimensionata l’attività commerciale che serviva a finanziare una serie di iniziative benefiche e molti interrogativi si quello che stia effettivamente succedendo.

Al punto che lo stesso Nice Matin si è chiesto se “Les boutiques monastiques sont-elles excommuniées?”. Scomunicate magari no, ma…  

Beppe Tassone

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