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Altre notizie | 06 giugno 2019, 07:00

Attentato di Nizza: si apre una nuova pista

Un fondamentalista francese “pentito” chiama in causa lo Stato islamico nell’attentato. Gli effetti delle dichiarazioni e i tanti dubbi sulla veridicità delle affermazioni

Tanta gente nelle ore successive all'attentato del 14 luglio 2016 a Nizza

Tanta gente nelle ore successive all'attentato del 14 luglio 2016 a Nizza

La storia è ancora confusa, potrebbe trattarsi di un tentativo di depistaggio, del tentativo di trovare, per sé, una via d’uscita ad una situazione sicuramente pesante o della verità.

Fatto sta che un dossier è stato aperto nel tribunale che indaga su delle affermazioni, attribuite ad un cittadino francese, originario di Tolosa, che ha militato nello Stato islamico e che attualmente è detenuto in una prigione siriana assieme con altri terroristi arrestati.

Secondo questa persona lo Stato islamico avrebbe avuto parte nell’organizzazione e nella realizzazione dell’attentato di Nizza.

Fino ad ora legami tra Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, autore dell’attentato (deceduto la sera del 14 luglio 2016) e lo Stato islamico non ne erano stato rilevati, fatta eccezione per una rivendicazione ritenuta, dagli inquirenti, di “routine”, ma mai provata nella fondatezza.

Le associazioni che tutelano le famiglie delle vittime e i feriti dell’attentato hanno presentato un esposto in Tribunale, proprio sulla base delle dichiarazioni attribuite al fondamentalista francese che avrebbe giustificato il proprio pentimento con “opérations extérieures, notamment après l’attentat de Nice” che avrebbero mutato il suo atteggiamento di fronte al fondamentalismo.

Dichiarazioni che, di per sé, non dicono molto ma che, a livello processuale, se provate o almeno se sussistesse un fumus di verità avrebbero un peso notevole.

Fino ad ora (con l’attentatore morto) le indagini e il futuro processo riguardano quanti hanno fornito le armi a Mohamed Lahouaiej-Bouhlel (peraltro rimaste sul camion bianco e con ogni probabilità all’oscuro delle sue reali intenzioni) e a potenziali, quanto non identificati, complici.

Se venisse provata la fondatezza delle dichiarazioni del fondamentalista di Tolosa lo scenario cambierebbe in modo sostanziale, perché la giurisdizione si modificherebbe e, ad occuparsi del processo, non sarebbe la Corte di Assise, ma il Tribunale speciale che si occupa di terrorismo.

Per farlo occorrerebbe interrogare il presunto mercenario “pentito” e quindi estradarlo in Francia.

La questione, al momento suscita parecchi dubbi, ma un’indagine è stata aperta e sviluppi non sono da escludere, anche perché nessuna pista deve essere scartata e la partecipazione diretta dello Stato islamico nell’attentato di Nizza non è mai stata scartato dagli inquirenti.

Beppe Tassone

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