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Immobiliare | 27 maggio 2026, 08:00

Case sfitte, dal 2027 una sola tassa: cosa cambia per i proprietari

Ogni mercoledì Montecarlonews dedica un articolo al settore immobiliare, perché essere informati è meglio. Una rubrica al “vostro servizio”

Case sfitte, dal 2027 una sola tassa: cosa cambia per i proprietari

La fiscalità sugli immobili inutilizzati si prepara a cambiare volto. Con la Legge di Bilancio 2026, il sistema delle imposte sulle abitazioni vuote viene semplificato: dal 2027 le attuali due tasse, applicate in modo diverso a seconda del Comune, confluiranno in un unico prelievo.

Una novità che punta a rendere più chiaro il quadro normativo, ma che richiederà attenzione da parte dei proprietari.

Un’unica imposta al posto di due

Oggi chi possiede un immobile non occupato può essere soggetto a due diverse forme di tassazione:

  • La tassa annuale sulle abitazioni sfitte, applicata nei Comuni ad alta tensione abitativa;
  • La tassa comunale sugli immobili vuoti, prevista invece nei territori che hanno scelto di introdurla.


Dal 2027 queste due imposte saranno sostituite da un’unica “tassa sulla vacanza degli immobili abitativi”, introdotta con l’obiettivo di semplificare un sistema finora considerato poco chiaro e frammentato.

Quando un immobile è considerato “vuoto”

Ai fini fiscali, un’abitazione è ritenuta non occupata quando:

  • È destinata ad uso abitativo;
  • Non è arredata, oppure lo è in modo insufficiente;
  • Dispone delle utenze e dei servizi essenziali (acqua, elettricità, servizi igienici);
  • Risulta libera da occupanti per un determinato periodo di tempo.

Dove si applicherà la nuova tassa
Il nuovo tributo manterrà una distinzione territoriale:

  • Comuni ad alta tensione abitativa: la tassa sarà automatica e scatterà per immobili vuoti da almeno un anno.
  • Altri Comuni: l’applicazione sarà facoltativa e decisa dalle amministrazioni locali; in questo caso, l’imposta riguarderà immobili non occupati da almeno due anni.

L’individuazione dei territori “in tensione” sarà definita da un apposito decreto.

Chi deve pagare
Il tributo sarà a carico del proprietario o dell’usufruttuario dell’immobile. In alcuni casi specifici potrà riguardare anche chi detiene l’immobile con particolari contratti di lungo periodo.

Per stabilire l’obbligo di pagamento, il Fisco utilizzerà i dati forniti tramite la dichiarazione sull’occupazione degli immobili.

Esenzioni previste
Non mancano alcune situazioni di esclusione. La tassa non sarà dovuta, ad esempio:

  • Se l’immobile è sul mercato (in vendita o affitto) ma non trova acquirenti o inquilini;
  • Se è stato occupato per almeno 90 giorni consecutivi nell’anno precedente (o nei due anni precedenti nei Comuni non soggetti a tensione abitativa);
  • Se appartiene a enti di edilizia residenziale pubblica.

Come si calcola l’imposta
Il calcolo si baserà sulla rendita catastale, ovvero sul valore locativo teorico dell’immobile. A questo si applicherà un’aliquota variabile:

Nei Comuni ad alta tensione abitativa:

  • 17% il primo anno;
  • 34% dagli anni successivi;
  • Possibilità per i Comuni di aumentare le aliquote fino al 30% e al 60%.

Negli altri Comuni:

  • Aliquota stabilita liberamente, fino a un massimo del 50%.

A chi andranno le entrate
Diversamente dal sistema attuale, in cui parte dei proventi è destinata ad enti nazionali, dal 2027 il gettito della nuova tassa sarà interamente gestito da Comuni e unioni di Comuni.

Cosa cambia davvero per i proprietari
La riforma non introduce solo un nuovo nome, ma un impianto più lineare.

Tuttavia, il principio resta lo stesso: incentivare la messa sul mercato degli immobili inutilizzati, soprattutto nelle aree dove la domanda abitativa è più alta.

Per i proprietari, la parola chiave sarà pianificazione: monitorare i tempi di inutilizzo dell’immobile e valutare strategie di affitto o vendita diventerà sempre più importante per evitare un carico fiscale crescente.

Beppe Tassone

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