Doveva essere un giorno da ricordare per sempre. E lo sarà, anche se non nel modo immaginato dagli sposi. A Nizza un matrimonio è stato annullato dal sindaco Christian Estrosi dopo che il corteo nuziale, più che una romantica parata d’amore, si è trasformato in una spericolata gara su strada, con tanto di blocco totale della circolazione.
La scena si è consumata nella mattinata di ieri lungo la Voie Mathis e in avenue Marceau, arterie fondamentali della città improvvisamente paralizzate da auto in doppia fila, velocità eccessiva, cinture ignorate, passeggeri sporgenti dai finestrini e bandiere sventolate come allo stadio. Un carosello rumoroso e pericoloso che ha fatto scattare l’intervento delle forze dell’ordine e del Centro di supervisione urbana.
Di fronte a quella che il primo cittadino ha definito una «lista troppo lunga e inammissibile di violazioni del Codice della strada», la decisione è stata drastica: niente fiori d’arancio in municipio. La cerimonia, che avrebbe dovuto essere celebrata dalla consigliera municipale Imen Jaidane, è stata cancellata.

«Il matrimonio civile è un atto solenne della Repubblica – ha spiegato Estrosi – e non può essere preceduto o accompagnato da comportamenti irresponsabili, pericolosi o contrari alla legge. A Nizza le regole valgono per tutti, senza eccezioni». Un richiamo fermo al rispetto dell’ordine pubblico e della sicurezza, condito da una tolleranza zero verso blocchi stradali e bravate da corteo.
La vicenda ha anche riportato sotto i riflettori una particolarità tutta nizzarda: dal 2012 la città è stata la prima in Francia a introdurre una “charte de bonne conduite”, una carta di buona condotta che tutti i futuri sposi firmano prima delle nozze.
Un impegno formale a rispettare il Codice della strada, a evitare comportamenti pericolosi e a garantire festeggiamenti civili e rispettosi. Da allora gli incidenti sono diminuiti sensibilmente.
Morale della favola? L’amore potrà anche andare a tutta velocità, ma il matrimonio, almeno a Nizza, deve rigorosamente rispettare i limiti. E, possibilmente, anche i semafori.















