“Aquí si parla nissart”. Non è solo uno slogan, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. Da oltre vent’anni, un’artista si impegna a restituire al nizzardo un’immagine forte, dignitosa e contemporanea, lontana dagli stereotipi del passato.
La scelta è chiara: rendere questa lingua “glamour”. Moderna, elegante, incarnata. Un modo per ribaltare la percezione comune e dimostrare che parlare nizzardo non significa guardare indietro, ma affermare un’identità viva, consapevole e culturale. Anzi, per chi lo parla, è anche una questione di stile.
Dietro questa visione c’è un progetto più ampio: fare del nizzardo una lingua di creazione, capace di esprimere contenuti profondi e contemporanei, senza complessi né giustificazioni. Una lingua che rivendica il proprio spazio grazie alla sua ricchezza.
Parlare la propria lingua, infatti, non è un dettaglio, ma un atto identitario. Significa posizionarsi, creare legami, evitare di perdersi in una cultura omologata.

Formazione e trasmissione: il nizzardo si impara “in accelerato”
Proprio con questo obiettivo nasce il corso “Le niçois en accéléré”, pensato per strutturare l’apprendimento e accompagnare chi desidera andare oltre una conoscenza superficiale.
Le iscrizioni per la sessione di aprile sono aperte, con ancora pochi posti disponibili. L’invito è chiaro: non restare spettatori, ma passare all’azione, imparando a parlare davvero la lingua.
Un esempio concreto di questa rinascita arriva anche dal territorio: al Mercato della Libération, il contadino René Cappan ha recentemente aggiunto un’insegna in nizzardo al suo stand, segno tangibile di una lingua che torna a vivere nella quotidianità.
Dai social agli emoji: il nizzardo conquista anche il digitale
Il progetto guarda anche al presente e alle nuove forme di comunicazione. Il corso mette infatti a disposizione gratuitamente una ventina di emoji in grafia classica, pensati per portare il nizzardo sui social network.
Un primo passo, certo. Ma la vera differenza, sottolinea l’iniziativa, sta nella capacità di scrivere, comprendere e utilizzare la lingua in modo completo.
Nasce il podcast “Parla la lenga”
Tra le novità più significative c’è anche il lancio del podcast “Parla la lenga”, realizzato dagli studenti della formazione.
L’obiettivo è dare voce al nizzardo così com’è oggi: appreso, trasmesso, interrogato. Nel primo episodio, una figlia intervista il padre Pierre, originario di Entrevaux, in un racconto intimo tra ricordi d’infanzia, lingua familiare, scuola e sentimenti contrastanti tra vergogna e orgoglio.
Una testimonianza autentica che ribadisce due concetti chiave: la lingua chiede solo di essere parlata e la memoria rifiuta di scomparire.
Conversazione e pratica: parlare per imparare
Accanto alla teoria, spazio anche alla pratica con sessioni di conversazione in nizzardo:
- 20 euro per una sessione di 45 minuti
- 150 euro per un pacchetto da 10 incontri
- Pagamenti tramite assegno, carta o PayPal
L’obiettivo è semplice: smettere di osservare la lingua e iniziare a usarla davvero.
In un’epoca in cui molte lingue locali rischiano di scomparire, il nizzardo prova a invertire la rotta. Tra formazione, innovazione digitale e nuove narrazioni, si afferma come una lingua che non appartiene solo al passato, ma ha ancora molto da dire.















