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Nizza | 14 luglio 2026, 08:00

Quel silenzio dopo il caos

Dieci anni dopo la strage del 14 luglio a Nizza: il ricordo di una notte spezzata tra fuochi, urla e un passeggino vuoto. La memoria resta, senza retorica

Quel silenzio dopo il caos

C’è un momento, dopo ogni tragedia, in cui il rumore si spegne. Restano solo il silenzio e ciò che non si riesce a dimenticare.

A Nizza, quel silenzio ha il peso di una notte d’estate diventata improvvisamente buio, il 14 luglio 2016, sulla Promenade des Anglais.

Questa è una delle fotografie che Montecarlonews pubblicò il giorno dopo. Un fiore e un peluche appoggiati sull’asfalto: un gesto semplice, fragile, per ricordare uno dei tanti innocenti travolti dall’odio.

A dieci anni di distanza, la riproponiamo con la stessa commozione, per non smarrire il senso di quella ferita.



La sera dell’attentato non ero a Nizza. Fu un amico a chiamarmi, poco prima di mezzanotte, per sapere se stessi bene. Accesi la televisione, tra Rai News 24 e France 24, e capii. Partii nel cuore della notte, arrivai all’alba.

La Promenade era un luogo sospeso. Sull’asfalto, guanti bianchi abbandonati dai soccorritori, lenzuola bianche mosse da un vento leggero. Coprivano corpi, o ciò che ne restava. Il mare, poco più in là, era lo stesso di sempre. Tutto il resto no.

A raccontare quella notte è anche Renato Sala, che la visse in prima persona:

“Ricordare è difficile, soprattutto quando i ricordi fanno male. Le immagini non sono nitide, forse non lo furono nemmeno quella sera.

Dopo il concerto in Massena dedicato a Ravel, scendemmo sulla Promenade per i fuochi. Era una splendida serata. Poi, all’improvviso, le urla. Il caos. “Che ci fa un camion bianco sulla Prom?” dissi a mia moglie. “Renato, sparano!”.



Ci rifugiammo vicino a una scaletta per la spiaggia. La gente correva, ci saltava addosso. Gli spari cessarono, ma il panico no. Sulla spiaggia tutti fuggivano senza direzione.

Un’immagine resta: un passeggino rovesciato, vuoto.

Non capivamo. Pensammo perfino di buttarci in mare. Poi tornammo verso casa. Solo un rumore cupo nelle orecchie. Sulla Promenade, sotto le luci, una donna insanguinata urlava. E i corpi, sparsi come birilli.

A casa arrivò il freddo, un freddo mai sentito. Accendemmo la tv. Solo allora comprendemmo.

Il mattino dopo tornai sulla Promenade. Silenzio assoluto, solo i gabbiani. Tra il blu del mare e del cielo, figure in tuta bianca si muovevano lentamente tra file di tende.

Decidemmo di restare a Nizza. Di continuare a camminare su quella strada, senza fotografare nulla. Solo togliersi il cappello davanti ai fiori sull’asfalto.

Ancora oggi non partecipiamo alle commemorazioni ufficiali. Nessuna bandiera. Solo silenzio, e memoria”.

Dieci anni dopo, resta questo: il silenzio. Non quello dell’oblio, ma quello ostinato di chi continua a ricordare.

Beppe Tassone

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