Non solo mobilità sostenibile e riqualificazione urbana. A quattro anni dall’evacuazione d’urgenza dello stabile al civico 6 di boulevard Victor-Hugo, nel cuore della città e a due passi da avenue Jean-Médecin, il rovescio della medaglia del tram emerge con chiarezza: crepe profonde, un edificio a rischio crollo e una partita economica che supera i 30 milioni di euro.
Il verdetto arriva da una perizia giudiziaria depositata il 26 giugno 2026, che individua un nesso diretto tra i danni strutturali e lo scavo della stazione sotterranea Jean-Médecin della linea 2 del tram.
Il dato più allarmante riguarda il cedimento dell’angolo sud-est del palazzo: 167 millimetri, quasi sette volte oltre il limite di sicurezza previsto.
Per salvare l’edificio si profila un intervento imponente: consolidamento delle fondamenta con micropali fino a 30 metri di profondità, due anni di lavori e un costo stimato in 24,7 milioni di euro, a cui si aggiungono circa 5,5 milioni di risarcimenti per proprietari e inquilini costretti a lasciare le proprie case.

Errori e sottovalutazioni
Secondo gli esperti, all’origine del disastro c’è un mix di fattori: condizioni geologiche complesse e difetti di esecuzione.
Già nel 2016, durante i lavori, si era verificato un episodio significativo: la perdita di 840 metri cubi di materiale argilloso a oltre 40 metri di profondità, segnale di un sottosuolo fragile, caratterizzato da cavità e fenomeni carsici tipici di alcune aree della Costa Azzurra.
Eppure, sottolinea la perizia, questi rischi erano noti fin dalle fasi preliminari. Studi e analisi avevano già evidenziato criticità legate alle falde e alla natura del terreno. Avvertimenti che, secondo l’esperto, sarebbero stati progressivamente “attenuati” o ignorati durante la progettazione e l’esecuzione.
Scaricabarile tra i protagonisti
La vicenda si complica sul fronte delle responsabilità. La Métropole Nice Côte d’Azur chiama in causa le imprese esecutrici, mentre la società di ingegneria respinge ogni accusa. Intanto il consorzio di aziende coinvolte nei lavori ridimensiona i costi e minimizza il proprio ruolo.
La perizia, però, traccia una linea netta: il 53% delle responsabilità alle imprese, il 30% alla direzione lavori, il 12% alla committenza pubblica. Una ripartizione destinata a pesare nella futura decisione dei giudici.
Un caso simbolo
Il dossier Victor-Hugo rischia di diventare un caso emblematico per le grandi opere urbane in Francia. Negli ultimi anni, progetti infrastrutturali complessi, metropolitane, tramvie, gallerie, hanno dovuto fare i conti con sottosuoli sempre più difficili e con l’impatto sul tessuto urbano storico.
A Nizza, la linea 2 del tram rappresenta un asse strategico che collega il porto all’aeroporto, attraversando il centro cittadino. Ma il prezzo da pagare, oggi, appare più alto del previsto.
E mentre i residenti attendono di rientrare nelle loro case, la città si interroga: sviluppo e sicurezza possono davvero procedere sullo stesso binario?















