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Altre notizie | 11 gennaio 2021, 09:00

Storia: 1848. Il Principato di Monaco di fronte alla volontà di annessione di Mentone e Roccabruna al Regno di Sardegna

Il 4 novembre, il popolo di Mentone chiese al Governatore Generale di trasmettere al Principe Florestano la richiesta delle riforme in vigore nella Sardegna e riducesse i diritti doganali

Storia: 1848. Il Principato di Monaco di fronte alla volontà di annessione di Mentone e Roccabruna al Regno di Sardegna

Il 18 aprile 1828, Onorato V di Monaco ripristinava il Comitato per la coltivazione dei limoni, che resterà in vigore fino al 1848. Nel 1833 si ritrovarono le manifestazioni liberali del 1821, anch'esse sedate dalle forze inviate dal Principato. Nel 1841 moriva Onorato V e saliva al trono il figlio Florestano I. Nel 1846 il Principe ereditario di Monaco, Carlo III, sposava Antoinette- Ghislaine de Me'rode.

Il 4 novembre, il popolo di Mentone chiese al Governatore Generale di trasmettere al Principe Florestano la richiesta delle riforme in vigore nella Sardegna e riducesse i diritti doganali. Nel 1847, in occasione dell'anniversario del Re di Sardegna, vi fu una grande festa, il busto del Re venne portato in trionfo e le strade echeggiarono del grido di "viva Pio IX, viva il Re, viva Florestano". Florestano, allora a Parigi, si diresse in fretta verso Monaco, ma rifiutò di ricevere una delegazione mentonasca e ammise soltanto alla sua presenza Carlo Trenca, capitano dei carabinieri e controllore generale delle finanze, che tentò una conciliazione, ma che per tutta risposta fu destituito da cariche e funzioni. La popolazione non tardò ad esprimersi in forma meno platonica. Ormai il fenomeno nella Liguria e nel Piemonte e in tutto il resto dell'Italia si ripercuoteva anche nel Principato, dove il popolo aveva il sentimento di lottare contro un tiranno e di aspirare anche alle idee risorgimentali. A nulla valse qualche allentamento alle dure regole, concesso da Florestano, succeduto al fratello Onorato V, come l'abolizione dell'esclusiva sulla farina. Le istituzioni liberali accordate da Pio IX e Carlo Alberto ebbero larga eco a Mentone. Nel 1848, a seguito di tali avvenimenti, Mentone e Roccabruna cercarono di staccarsi dal Principato di Monaco, costituendosi città libere. Il Principe Carlo, preceduto da forze sarde, fu mal ricevuto, ma vennero egualmente accordate miglioramenti doganali e nominata una Commissione per lo studio delle riforme auspicate. Il 4 marzo 1848 giungeva a Monaco e nei dintorni notizia delle riforme concesse da Re Carlo, che avrebbe dotato "lo Stato di forti e larghe istituzioni rappresentative".

Il 10 febbraio, i mentonaschi, avevano manifestato per le vie di Carnolese, dove si trovava il Principe,sventolando la bandiera sarda. Si finiva dunque per accordare la libertà individuale, il diritto di proprietà, l'elezione per suffragio ristretto dei sei dei dodici membri del Consiglio di Stato, il quale aveva pertinenza soltanto nell'amministrazione, il potere esecutivo e l'iniziativa di leggi, restando di competenza del Sovrano. La presidenza del Consiglio di Stato spettava al Principe ereditario, se maggiorenne, se no al Governatore Generale. Un'eccitazione fortissima segui' tale annuncio e i mentonaschi chiesero la protezione del Re Sardo e Florestano stesso chiese l'intervento delle  forze sarde, concedendo loro piena libertà d'azione, mentre interveniva la costituzione Albertina negli Stati Sardi. I soldati piemontesi simpatizzavano per i rivoltosi e Torino non avversava il movimento dei mentonaschi, dal momento che essi già guardavano all'unità italiana e al disgregamento degli Stati della Penisola. Così fu inutile la proclamazione tardiva di una costituzione di modello albertino. I mentonaschi da un lato non nutrivano fiducia nella parola, in verità ambigua, di Florestano, e dall'altro si sentivano sostenuti, e non solo moralmente, dalla Monarchia Sarda e dai popoli di tutta l'Europa che erano in lotta per la stessa causa contro l'ancien régime. Il 1 marzo, tuttavia, le truppe sarde si ritirarono da Mentone, per evitare spargimento di sangue. Il 2 marzo, respinte le forze del Principe, che venivano a sostituire i soldati sardi, i mentonaschi costituirono un governo provvisorio di 35 membri e una guardia civica al comando di Carlo Trenca. Florestano si ritirò e diede l incarico al figlio, il futuro Carlo III, amministratore del Principato, di agire in nome suo. L'iniziativa intelligente e prudente di Carlo, peraltro, non sorti' ad alcun risultato. Il 21 marzo 1848, Mentone e Roccabruna si proclamarono Città Libere e indipendenti sotto il protettorato del Re di Sardegna. A Mentone e Roccabruna si alzò il vessillo bianco, rosso e verde, recante in mezzo due mani unite in una stretta. Un distaccamento della guarnigione sabauda di Nizza entrò nel territorio delle Città Libere dieci giorni dopo.

Il 30 aprile, a Mentone e Roccabruna veniva proclamato lo Statuto Albertino e i due comuni si dotarono di un Gran Consiglio, oltre a istituire rispettivi due consigli comunali e due diversi sindaci. Il 28 maggio i Grimaldi vennero banditi in perpetuo dalle Città Libere di Mentone e Roccabruna. Nonostante le proteste di Florestano,  il Gran Consiglio di Mentone e Roccabruna stabilì l'annessione al Regno di Sardegna. Una delegazione presieduta da Carlo Trenca  fu inviata a Torino per l'esecuzione del decreto di annessione.

Carlo Alberto intanto aveva ottenuto da Florestano l'assenso alla vendita di tutto il Principato, se pur l'accordo non fu poi concluso per il prezzo richiesto giudicato troppo elevato.

Pierluigi Casalino

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