La mostra di Daniel Rothbart «Confluences » potrà essere visitata alla Galerie Depardieu di Nizza dal 7 maggio al 13 giugno 2026. L’inaugurazione, alla presenza dell'artista, é in programma giovedì 7 maggio dalle ore 18 alle 20.
Collage digitale “Fossile del futuro”
Silvia Assin ha intervistato, in esclusiva per Montecarlonews, Daniel Rothbart.
Silvia Assin: È un’intervista a distanza; sei nel tuo atelier di Brooklyn, ma presto tornerai alla Galleria Depardieu, dove sei di casa. Credo sia la tua decima mostra.
Ho visto in anteprima la tua prossima personale: si presenta come una nuova costellazione, molto personale e ricca di humour. Oltre ai collage digitali, c’è una scultura cinetica. Il titolo è Confluenze: come nasce? È legato all’installazione tra Danubio e Tamiš, a Pančevo?
Daniel Rothbart: Noi avevamo il piacere di collaborare a un progetto artistico l'anno scorso in Serbia, e conservo un caro ricordo delle nostre passeggiate lungo le rive del fiume Tamiš, nei pressi della sua confluenza con il possente Danubio.
Molti anni fa mia madre mi portò dall’India una fiala d’acqua raccolta dove si incontrano Gange e Sarasvati: un gesto che mi ha reso sensibile al valore simbolico delle confluenze. Far galleggiare una mia scultura tra il Tamiš e il Danubio è stato altrettanto significativo e ha ispirato il titolo.

“L’era della scoperta”
Il mio lavoro sull’acqua ha preso forma in Italia. Nei primi anni Novanta vivevo a Napoli come borsista Fulbright, dove conobbi il teorico d’arte Enrico Pedrini. Nel 2007 mi invitò al Lido di Venezia, dove realizzai Flotilla, la mia prima scultura galleggiante.
Le sue radici risalgono all’infanzia in Oregon, quando raccoglievo galleggianti giapponesi in vetro trasportati dalle correnti. In Flotilla li integrai in strutture di alluminio, evocando la tradizione vetraria veneziana. Installata nella laguna, l’opera oscillava con le maree, sospesa tra arrivo e partenza: da lì è nato un ciclo ancora in evoluzione.
In Costa Azzura, Pedrini mi presentò poi Christian Depardieu e la La Napoule Art Foundation. Con lui condividevo riflessioni vivaci sulle risonanze tra correnti artistiche.
Il concetto di confluenza si estende anche ai collage digitali presentati all'interno della mostra. Le immagini delle mie sculture fluiscono in ambienti acquatici e altri terreni, attraversando paesaggi sia reali che immaginari, attraverso diverse geografie e temporalità.
Copertina del libro “Seeing Naples"
SA: La scultura cinetica è sorprendente, quasi una lanterna magica. Perché una “ruota dei sogni” napoletana?
DR: Neapolitan Dreamwheel segna un punto di svolta: combina alluminio, bronzo e Plexiglas fluorescente con luce e movimento. Nasce dai ricordi di Napoli, la cui intensità — tra Vesuvio, stratificazioni storiche, barocco e caos urbano — era insieme disorientante e generativa. Qui riprendo forme di precedenti sculture in bronzo e le rimetto in movimento.
Un proiettore simula il moto dell’acqua; silhouette in Plexiglas ruotano lentamente, mentre al centro pende una forma organica in bronzo. Le luci creano una narrazione visiva mutevole.
Ho intrecciato al video citazioni sull’acqua. Una di Henry David Thoreau — «Il tempo non è altro che il ruscello in cui vado a pescare» — riflette il mio processo. Mi muovo tra le idee, raccogliendo sculture e frammenti di esperienza, lasciandoli fluire e fondersi in composizioni inattese.
SA: Nei collage recenti, cosa puoi dirci di questi due?
DR: Fossils of the Future mostra una mia scultura nel Mar Morto accanto a un brontosauro. Le mie opere, pur industriali, evocano forme primordiali e abitano un’ambiguità tra passato e futuro, suggerendo possibilità legate anche al cambiamento climatico.
Con umorismo cupo, Age of Discovery presenta un esploratore antartico e, dietro di lui, un imprenditore che tenta di monetizzare un paesaggio in dissoluzione. Il ghiaccio che si scioglie rivela sculture in bronzo; sullo sfondo altre galleggiano. Qui l'ubris dell’esplorazione si dissolve insieme ai ghiacci.

Locandina
SA: Sei anche scrittore: cosa ti è rimasto di Napoli?
DR: Napoli è diventata una sorgente creativa: la sua storia stratificata, l’intensità visiva e le contraddizioni continuano a nutrire il mio lavoro.
Al ritorno a New York, il poeta John Ash mi incoraggiò a scrivere. Nel tempo questi testi confluirono in Seeing Naples: Reports from the Shadow of Vesuvius (2018), che intreccia narrazione personale, incontri e riflessioni storiche e culturali.
L’editore Richard Milazzo ne ha curato l’apparato visivo, ed insieme, abbiamo digitalmente recuperato un carattere tipografico napoletano del Settecento; Wayne Koestenbaum ha scritto la prefazione e Francine Hunter McGivern ha ideato la copertina.
Così, questo libro — in modo più completo di qualsiasi singola opera d'arte — raccoglie l'intera ampiezza delle mie riflessioni, delle mie osservazioni e del mio profondo affetto per Napoli.
La Galerie Depardieu si trova a Nizza in Rue Dr Jacques Guidoni 6


















