Non è solo una rievocazione storica, ma un rito identitario che attraversa i secoli. Nizza si prepara a celebrare, il 14 agosto 2026, Catherine Ségurane, figura sospesa tra realtà e leggenda, diventata nel tempo l’emblema più popolare del coraggio cittadino.
Secondo la tradizione, fu lei, una semplice lavandaia, ribattezzata “Dona maufacha”, a opporsi nel 1543 all’assedio franco-ottomano, trasformando un gesto individuale in un mito collettivo.
Il racconto narra di una donna armata di una mazza che avrebbe colpito un soldato turco, strappandogli la bandiera e contribuendo a ribaltare le sorti dello scontro. Un episodio tramandato nei secoli e fissato solo all’inizio del Seicento dallo storico Honoré Pastorelli, ma ormai entrato stabilmente nell’immaginario nizzardo.
Tra storia e costruzione simbolica, Catherine Ségurane è diventata molto più di una figura leggendaria: è un riferimento identitario, celebrato nell’arte, nella letteratura e nelle tradizioni popolari, soprattutto a partire dall’Ottocento. Ancora oggi rappresenta un segno distintivo dell’orgoglio locale, capace di unire memoria storica e senso di appartenenza.
A oltre quattro secoli dall’assedio, la città rinnova l’omaggio con una serata che mescola devozione, folklore e partecipazione popolare.
Il programma prevede, a partire dalle 20, una déambulation da Place Saint-François, seguita dal raduno in rue Sincaire davanti alla chiesa di Saint-Martin Saint-Augustin.
Alle 20.45 si terrà l’omaggio civile davanti alla stele dedicata a Catherine Ségurane, alla presenza del vescovo di Nizza, monsignor Jean-Philippe Nault, con la partecipazione del Comité des Traditions Niçoises. Le danze della Ciamada Nissarda accompagneranno quindi la processione verso Place Garibaldi, cuore simbolico della città.
La serata proseguirà con la tradizionale processione mariana aux flambeaux fino alla chiesa di Notre-Dame-du-Port, dove alle 21.30 è previsto il “Salut au Saint Sacrement”, momento conclusivo di raccoglimento.
Un appuntamento che, ogni anno, restituisce alla città la propria memoria più profonda: quella di una donna diventata leggenda e di una comunità che continua a riconoscersi nel suo gesto.
















