Nelle città in «zona tesa» i proprietari non possono aumentare liberamente il canone quando cambiano gli inquilini o si rinnova il contratto. In alcune grandi città esiste anche un tetto massimo al prezzo al metro quadrato
Per chi possiede un immobile destinato alla locazione in Francia, il calendario da tenere presente arriva fino al 31 luglio 2027. Il governo francese ha infatti prorogato per un altro anno il sistema che limita l'aumento dei canoni nelle cosiddette «zone tese», cioè le aree nelle quali la domanda di abitazioni in affitto è particolarmente elevata rispetto all'offerta.
Il provvedimento, previsto da un decreto del 20 luglio 2026, è entrato in vigore il 1° agosto e riguarda sia gli appartamenti vuoti sia quelli arredati. La regola interessa soprattutto due momenti delicati del rapporto tra proprietario e inquilino: il cambio di locatario e il rinnovo del contratto.
In questi casi il canone non può essere aumentato liberamente. L'incremento è ammesso soltanto nelle circostanze previste dalla normativa, per esempio quando nell'alloggio siano stati effettuati determinati lavori. Il principio, quindi, non è quello di bloccare ogni variazione del canone, ma di impedire aumenti considerati svincolati dalle condizioni stabilite dalla legge.
Quando esiste anche un tetto al canone
La normativa diventa ancora più restrittiva in alcune città, dove al limite sull'aumento si aggiunge un vero e proprio incrocio con il livello massimo del canone. È il caso, tra le altre, di Parigi, Bordeaux e Montpellier.
Qui vengono stabiliti ogni anno specifici valori di riferimento, sulla base dei quali viene determinato il canone massimo applicabile. I nuovi valori per il 2026 sono entrati in vigore il 1° luglio a Parigi e Montpellier e il 15 luglio a Bordeaux.
Il sistema prevede tre livelli: un canone di riferimento, corrispondente al valore mediano; un canone di riferimento maggiorato, superiore del 20 per cento; e un canone di riferimento ridotto, inferiore del 30 per cento.
Per il proprietario il dato fondamentale è il secondo: il canone di base, escluse le spese e l'eventuale maggiorazione, non può superare il canone di riferimento maggiorato in vigore alla data della firma del contratto.
Esiste tuttavia un'eccezione. Quando l'immobile presenta caratteristiche particolari, il contratto può prevedere un «complemento di canone», che consente di superare il limite maggiorato. La possibilità non è però automatica e deve rispettare le condizioni previste dalla normativa.
Attenzione anche all'annuncio immobiliare
Le regole non riguardano soltanto il contratto. I diversi valori di riferimento devono essere indicati anche nell'annuncio immobiliare, oltre che nel contratto di locazione.
Per chi mette in affitto un appartamento in una zona interessata dal provvedimento, diventa quindi essenziale verificare prima della pubblicazione dell'annuncio quale regime si applica all'immobile e quale sia il limite previsto per quella specifica abitazione.
Per i proprietari che operano nelle «zone tese», la proroga fino al 31 luglio 2027 conferma dunque un principio ormai consolidato: stabilire il canone di un immobile non è sempre una scelta completamente libera, e conoscere in anticipo i limiti previsti dalla legge può evitare contestazioni successive.
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