Le file si vedono ovunque, l’offerta è superiore a quella di certe catene della moda: si tratta dei gazebo, dei locali ad hoc, delle farmacie che assicurano i test per il Covid e la gente risponde, proprio come si fosse davanti ad un negozio al tempo dei saldi.
E’ un fenomeno che è accentuato dall'approssimarsi del Natale e dal desiderio di poter informare parenti e commensali che ci si è sottoposti ad un test, quasi un dono di Natale per rassicurare prima di sedersi a tavola o scartare i doni.
Se da un lato Nizza e le altre località della Costa Azzurra offrono questo servizio, comodo e veloce, con decine di migliaia di test effettuati ogni giorno e con gli esiti consegnati nel breve volgere di una decina di minuti, dall’altro occorre segnalare che la Côte, in contro tendenza, sta nuovamente segnando dati preoccupanti.
In controtendenza rispetto alla regione PACA e allo Stato francese: l’indice di infezione, calcolato su 100 mila abitanti, è nel Dipartimento delle Alpi Marittime a quota 170, contro il 140 della Regione PACA e 130 della Francia intera.
Spiegazioni gli esperti le avanzano, ma senza alcuna certezza: si tratterebbe di un mix tra l’età più avanzata della media francese ed una discreta presenza di turisti oltre ad una maggiore mobilità.
Fatto sta che, pur non giungendo a livelli da “soglia rossa” il virus ha ripreso a diffondersi in modo più sensibile proprio nella capitale francese delle vacanze.
Sul fenomeno dei test come “regalo di Natale” a parenti ed amici cui si andrà a far visita è intervenuto, anche attraverso i giornali cittadini, il primario di infettivologia del Centro Universitario Ospedaliero, il professor Michel Carles.
Un monito, un avviso, una preghiera: ormai gli esperti cercano di informare, ma anche di convincere e il refrain è sempre lo stesso: mascherine, distanze barriera, non fidarsi dei test che “fotografano” il passato, ma non il presente.
Così su Nice Matin il professor Michel Carles ha ribadito che “Un test negativo non è un’assicurazione. Il rischio è che le persone si facciano testare e pensino di essere libere di fare qualunque cosa.
Questo test, se viene preso come passaporto o come assegno in bianco per andare a una festa, è sbagliato.
Dovrebbe essere fatto quando si hanno sintomi che possono essere compatibili con quelli della malattia o quando non si è completamente sicuri di essere stati rigorosi nell'applicazione dei gesti di barriera e di dover interagire con un persona a rischio.
A parte queste situazioni, testare se stessi per vedere se si è stati infettati o meno non è di alcun interesse. Occorre adottare piccole strategie quotidiane: sedersi distanziati a tavola, se ci sono molte persone in una stanza arieggiata per due o tre minuti ogni mezz'ora, evitare di urlare o cantare, più si parla ad alta voce, più aumentiamo la proiezione di particelle nell'aria, lavarsi le mani continuamente e ovviamente tenere la maschera quando possibile, anche se è complicato ... e non molto sexy”.
In pratica l’invito è sempre il solito: se ve ne state a casa, con le persone con cui convivete, è molto meglio…






















