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Business | 14 novembre 2021, 07:00

Musica: i più grandi interpreti della "scuola genovese"

L’ambito artistico in cui Genova ha sfornato i migliori talenti è quello musicale, sfornando cantautori che hanno scritto pagine indelebili della musica italiana, regalando non solo delle semplici canzoni, ma delle vere autentiche poesie.

Musica: i più grandi interpreti della "scuola genovese"

Dici Genova e pensi al mare, alla brezza, alla Lanterna, alle vie del centro che trasudano storia ed emozioni come poche altre città nel panorama italiano. Una città che regala cultura ed ha sfornato fior di artisti al Belpaese, dando lustro alla nostra nazione ben oltre i confini nazionali.

L’ambito artistico in cui Genova ha sfornato i migliori talenti è quello musicale, sfornando cantautori che hanno scritto pagine indelebili della musica italiana, regalando non solo delle semplici canzoni, ma delle vere autentiche poesie. Affreschi della città e della cultura genovese, autentici spaccati dalla società italiana di almeno quattro decenni.

Fabrizio De Andrè, il poeta della Lanterna

Un modo di fare musica che è stato celebrato col nome di “scuola genovese”, sinonimo della musica d’autore di qualità del nostro paese. Ed il primo nome quando si cita il binomio “musica-cultura”, non può che essere uno: Fabrizio De Andrè, simbolo della musica italiana di qualità, che ha regalato quattordici indimenticabili album nei quarant’anni di attività.

Un genio, purtroppo, che ci ha abbandonato troppo presto, a soli 59 anni, ma è riuscito a conquistare consensi anche nelle generazioni nate dopo l’addio alla vita terrena di “Faber”, soprannome affibbiatogli da un altro mostro sacro della cultura genovese come Paolo Villaggio, nonostante non abbiano mai potuto assistere ad un suo concerto dal vivo, dove il carisma e il talento di De Andrè emergevano ancor più vigorosamente.

Nelle sue canzoni più celebri, Genova, non di rado, è stata l’assoluta protagonista. Opere come “Via del Campo” e "Creuza de ma” regalano emozioni e magia, rendendo onore alla sua città natale, del quale fa scherno, tuttavia, della cultura benpensante e perbenista di una parte della società borghese genovese in “Bocca di Rosa”. Non c’è da stupirsi, quindi, se la città celebra il suo artista più grande con targhe, manifestazioni e mostre, solo alcuni piccoli gesti di riconoscenza verso chi, come “Faber”, ha fatto poesia e prosa della città della Lanterna.

Un altro grande artista della scuola genovese, salito alla ribalta negli anni ‘60, è stato senza alcun dubbio Luigi Tenco, il cui nome è legato indissolubilmente al momento più drammatico nella storia del Festival di Sanremo. Durante l’edizione del 1967, a cui partecipava con la canzone “Ciao Amore Ciao”, decise di lasciare la vita terrena a soli 28 anni,

Il talento di Luigi Tenco e la magia delle canzoni di Gino Paoli

La grandezza del Tenco artista, considerato uno dei talenti più luminosi nella storia della musica italiana, andava purtroppo di pari passo con la fragilità dell’uomo, di un ragazzo che doveva dimostrare di essere all’altezza della sua infinita e superba genialità artistica. Sino a quel tragico evento, infatti, pochi si erano posti il problema di come un’artista, nonostante la fama e il successo, potesse vivere profondi malesseri interni.

Sono tante le persone, gli amici, che hanno dichiarato, negli anni successivi, come il malessere di Tenco fosse palpabile. Fu proprio l’amico De Andrè, ad esempio, ad affermare come Luigi prese parte a quella edizione del Festival controvoglia, ad ulteriore riprova dello stato di poco benessere interiore del cantautore genovese.

Sette edizioni del Festival di Sanremo ed una carriera ricca di successi e canzoni che hanno scandito il tempo degli italiani come “Sapore di Sale”, “Il cielo in una stanza”, “Senza fine” e “Una lunga storia d’amore”. Stiamo parlando, ovviamente, di Gino Paoli, un altro grande esponente della scuola genovese, che ha fatto innamorare intere generazioni di italiani con le sue opere musicali.

Paoli, come pochi altri, è stato in grado di spaziare con maestria dai testi impegnati, a quelli romantici o “leggeri”, come ad esempio in “Quattro amici al bar”, un “tormentone” dei primi anni ‘90 in cui veniva celebrata l’amicizia maschile, quella voglia di fare gruppo e divertirsi davanti ad “una coca o un caffè” parlando dei piaceri della vita, che, nel mondo maschile, spaziano dal mondo del calcio alla voglia di far innamorare donne superbe e raffinate come le Escort Genova di Simple Escorts.

Richy Garino

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