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Business | 14 giugno 2022, 13:55

Le criptovalute avranno successo come metodo di pagamento nei negozi fisici?

Da quando Satoshi Nakamoto ha inventato il Bitcoin nel 2009, le criptovalute, e la tecnologia sottostante, la blockchain, hanno avuto uno sviluppo enorme

Le criptovalute avranno successo come metodo di pagamento nei negozi fisici?

Da quando Satoshi Nakamoto ha inventato il Bitcoin nel 2009, le criptovalute, e la tecnologia sottostante, la blockchain, hanno avuto uno sviluppo enorme, e non solo quale mezzo per scambiare valore, ma anche per le possibili applicazioni tecniche della loro architettura.

Questa popolarità ha portato molte persone a prevedere che le cripto a un certo punto sostituiranno la moneta tradizionale. E anche se siamo ottimisti sulle possibilità delle altcoin a lungo termine, possiamo affermare che la strada è ancora lunga.

Cosa sono le criptovalute?

Sono monete virtuali che vengono scambiate su un database distribuito, la blockchain, ospitato in internet in modo diffuso. Nelle criptovalute, gli scambi non avvengono tra due persone fisiche, ma fra due indirizzi della blockchain: proprio per questo, è impossibile risalire a chi sia il titolare di questi indirizzi, cosa che consente una privacy assoluta.

Inoltre, tutti gli scambi di token vengono registrati in tutta la blockchain, quindi è impossibile falsificare una transazione: ecco perché le criptovalute sono estremamente sicure.

Una tecnologia innovativa che conquista le imprese online

Queste eccellenti caratteristiche hanno attirato l'interesse da parte di numerosi settori, soprattutto collegati alla tecnologia, e quindi molte aziende hanno iniziato a lavorare con le cripto, o a utilizzarle per i propri fini. Per esempio, diverse sale da gioco virtuali presenti su AskGamblers, il miglior sito sui casinò online, oggi offrono la possibilità di effettuare depositi sul proprio account e pagare le vincite utilizzando le criptovalute, grazie alle loro caratteristiche di privacy e di sicurezza.

Ma esiste un problema, che è insito nella struttura utilizzata per gestire le transazioni. Come abbiamo detto, ogni singolo scambio deve essere copiato all'interno di tutta la blockchain, in ogni suo nodo. Più la blockchain è sviluppata, più tempo ci metterà la transazione a "propagarsi" all'interno della rete. Il risultato è che una blockchain riesce a processare un numero limitato di TPS (transazioni ogni secondo), e questo diventa, come si può facilmente capire, un importante collo di bottiglia.

Le prestazioni delle criptovalute

Quando pensiamo alla prima delle cripto, ovvero il Bitcoin, ci viene quasi da sorridere. La creatura di Nakamoto arranca, con sole 5 TPS. Moderne cripto di ultima generazione, quali Avalanche e Polkadot, sono state ottimizzate per raggiungere le 1.000 TPS. Peccato che una soluzione commerciale di un circuito finanziario tradizionale come Visa riesca a processare circa 1.700 TPS. Questo significa che anche le cripto più recenti sono quasi due volte più lente di un sistema bancario standard, mentre un cripto-dinosauro come Bitcoin ci metta da dieci minuti a un'ora per effettuare una transazione. E il consumatore-tipo non ha voglia di attendere di fronte a un POS che non elabora il suo pagamento.

Questi dati sono fondamentali per capire che in questo momento le criptovalute non possono ancora sostituirsi al network bancario e finanziario tradizionale. Soprattutto, non si può chiedere questo alle cripto più vecchie, che hanno prestazioni molto inferiori - e che tra l'altro, essendo da più tempo sul mercato, sono anche quelle più diffuse.

La necessità di rinnovarsi: il caso di Ethereum

Lo sviluppo della TPS è diventato il cavallo di battaglia delle nuove cripto, ma non solo: anche alcune cripto più vecchie, come Ether, sta lavorando proprio per fare una "cura dimagrante". E lo sta dimostrando con una nuova release prevista per l'estate, chiamata The Merge, che dovrebbe essere poi seguita da altre.

Ethereum è un progetto atipico, che oggi rappresenta la seconda cripto più popolare, con circa 170 miliardi di dollari di valore. È una blockchain particolare nata non solo come supporto per la sua valuta, Ether, ma anche soprattutto come piattaforma di sviluppo di altre applicazioni che funzioneranno via blockchain. Tra le altre, gli smart contract e gli NFT, i famosi token non fungibili che sono diventati di gran moda negli ultimi tre anni.

La creatura di Vitalik Buterin, sostenuta da un grande consorzio di imprese di cui fanno parte industrie IT, centri di ricerca, banche e università, ha messo in campo un progetto ambizioso che dovrebbe riuscire a renderla più snella e più veloce, e sarà seguito da altre modifiche nel software per proseguire in questa strada. L'obiettivo, come si diceva, è aumentare soprattutto il numero di TPS, attualmente vicino alle 15, in modo da renderla più competitiva con i circuiti tradizionali sui mercati globali.

In sintesi

Non sappiamo ancora se le cripto riusciranno a soppiantare i circuiti tradizionali e quando, o come è probabile, li affiancheranno: quello che è sorprendente è che siamo arrivati a un punto dove possiamo ipotizzare questa possibilità dopo solo 13 anni dal debutto della blockchain.

Con progressi simili, ci chiediamo dove sarà il mondo della finanza online tra dieci anni, ma di una cosa siamo certi: sarà molto diverso da ora.

Richy Garino

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