Danilo Radaelli ha pedalato fino a Castellar e ci presenta un borgo quanto mai interessante, non distante dall’Italia, nei pressi di Menton.

Castellar
C’è un punto, sopra Menton, in cui il Mediterraneo si apre come una quinta teatrale e le Alpi scendono a sfiorarlo con discrezione.
È Castellar, borgo sospeso su uno sperone roccioso a pochi chilometri dal confine italiano: un luogo che invita a rallentare, a salire in bicicletta con passo costante e a guardare, davvero, ciò che si attraversa.
Il ritmo della salita, la misura dello sguardo
Arrivare a Castellar in bici significa conquistarlo. La strada che si arrampica da Mentone è breve ma intensa, un nastro d’asfalto che alterna curve e scorci improvvisi sulla baia di Garavan.
È proprio qui che la fotografia trova il suo tempo ideale: quello della fatica, del respiro che si regola, dello sguardo che si posa più a lungo. Non c’è fretta, e ogni tornante diventa un punto di vista.

Il borgo, con le sue facciate dipinte di giallo e arancio, restituisce una luce calda, quasi pittorica. I passaggi voltati, le fontane ottocentesche, i lavatoi e i dettagli barocchi del palazzo Lascaris raccontano una storia che non è solo architettura, ma stratificazione di vite e confini.
Diecimila anni in pochi chilometri
La presenza umana qui risale a oltre diecimila anni fa, testimoniata dal sito preistorico di Pendimoun.
Nel Medioevo, Castellar divenne uno dei “castellaras” lungo la via tra Sospel e l’Italia, un presidio strategico segnato da guerre e passaggi di potere. Il feudo dei Lascaris-Ventimiglia ha lasciato tracce profonde: palazzi, cappelle, e una memoria che si intreccia con quella del vicino Piemonte e della Liguria.
Dalla Rivoluzione francese al terremoto del 1887, fino ai combattimenti della Seconda guerra mondiale, questo lembo di terra ha conosciuto fratture e rinascite. Oggi accoglie escursionisti e ciclisti, trasformando la sua storia in paesaggio.

Tra cappelle e sentieri: itinerari da fotografare
Il cuore del paese è raccolto attorno alla chiesa di San Pietro, più volte ricostruita, custode di dipinti seicenteschi e settecenteschi.
Ma è fuori dal centro che Castellar svela la sua vocazione più autentica: quella di crocevia lento.
I sentieri GR51 e GR52 attraversano il territorio, collegando il mare alle cime delle Alpi Marittime.
La salita verso il colle e la cappella di Saint-Bernard, a 760 metri, è un piccolo classico per chi pedala con spirito esplorativo: un’ora di cammino o una pedalata impegnativa che ripaga con una vista ampia, quasi verticale sul Mediterraneo.

Fotografia e bicicletta: una stessa grammatica
Castellar è un esercizio di equilibrio: tra salita e contemplazione, tra passato e presente, tra Francia e Italia. Per chi fotografa, è un laboratorio di luce mediterranea e geometrie medievali. Per chi pedala, è una conquista breve ma intensa.
E forse è proprio questa la sua forza: non essere una meta da consumare, ma un luogo da attraversare lentamente, lasciando che siano le ruote — e lo sguardo — a trovare il ritmo giusto.



































