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Eventi | 19 settembre 2026, 19:00

Cocteau, Alice e un giardino fluorescente: l’assurdo entra nella Cittadella di Villefranche sur Mer (Foto)

Tra suoni, luci e installazioni immersive, Arne Quinze e Joana Vasconcelos con il proprio linguaggio ammiccano a Cocteau. La mostra si può visitare fino al 31 ottobre 2026. Tutte le fotografie sono di Silvia Assin

Villefranche sur Mer, «The absurd and the dreamlike» - Fotografie di Silvia Assin

Villefranche sur Mer, «The absurd and the dreamlike» - Fotografie di Silvia Assin

«The absurd and the dreamlike», l’assurdo e il sogno, nel senso e nel segno del surrealismo di Cocteau.

È opera di una famosa curatrice, della direttrice dei musei della Cittadella e di una consulente d’eccellenza.

Sono installazioni veramente immersive, con suoni e luci, di due artisti famosi da una ventina d’anni, soprattutto in Europa, complici di questo progetto d’arte per tutti, o quasi…

Arne Quinze è un artista belga detto «il giardiniere» o «l’impressionista», conosciuto per le sue sculture e installazioni grandiose che giocano con la percezione negli spazi pubblici delle città.

I protagonisti di questa mostra estiva/autunnale, protagonisti che sono sia la Cittadella sia i due artisti, hanno uno stretto legame con l’Italia; la Cittadella, che diventa piano piano uno spazio d’arte, è infatti dell’epoca dei duchi di Savoia.

Per l’aneddoto, il poliedrico artista Cocteau, poeta, artista, regista…, genius loci di Villefranche, l’aveva scelta per la scena madre de «Il testamento di Orfeo», ripiegando poi per la Rue Obscure, a causa della pioggia.



L’artista belga Arne Quinze sta facendo in contemporanea una mostra personale in Toscana, nell’Oasi OCA (Oasi di Arte Contemporanea e Architettura), intitolata «Sono un giardiniere».

Inoltre, nella scorsa Biennale d’Arte di Venezia ha esposto nella Serra dei Giardini la sua ormai famosa scultura «Lupine», un inno alla biodiversità di questa pianta selvatica; è una scultura gigante verde fluo, di sottile metallo; nella mostra di Villefranche dialoga con le colorate piante del giardino.

Ha inoltre creato per Venezia scenografiche opere di vetro che ritroviamo nella mostra, in perfetta armonia con i muri della fortezza; ci immergono, grazie anche a suoni e luci hi-tech.

In Italia comincia anche la sua felice collaborazione per il suono con un rapper americano, Swizz Beatz, che nella mostra di Villefranche crea un paesaggio sonoro molto sensuale e avvolgente, fatto di musica lirica, percussioni africane, rumori industriali, sibili leggeri e canti.


Quanto all’artista portoghese Joana Vasconcelos, deve la sua fama proprio all’Italia, presentando ormai più di 25 anni fa alla Biennale «La Novia», uno scioccante lampadario barocco fatto di candidi tamponi femminili.

Ancora a Venezia creava, dieci anni più tardi, il galleggiante padiglione portoghese, su una barca ancorata alla fermata del vaporetto, con artigianali piastrelle azulejos e giganti/colorate sculture tessili, realizzate con merletti, centrini all’uncinetto, paillettes.

Più recentemente, in Italia si sono viste le sue opere a Roma (Fondazione Valentino, in dialogo con il design dello stilista), Venezia (contrappunto dei preziosi tessuti di Fortuny), Firenze (a Palazzo Pitti e agli Uffizi), con le opere «Marilyn» (le scarpe con tacchi a spillo giganti, fatte di pentole e coperchi), che sono ora nei giardini della fortezza; e con le «Walkyries», in una speciale versione intitolata per la regione di Nizza «Sainte Réparate», che si allargano sui muri della cappella.



Ecco dunque lo stretto legame con l’Italia, che ha fatto e continua a fare la fortuna del duo di artisti, che hanno lavorato insieme in modo innovativo e curioso per questa mostra; anche con opere a quattro mani, come la grande installazione del primo cortile, dove, nella foto, una minuta bambina cinese danza.

Non più di dieci visitatori meravigliati, passando liberamente da uno spazio all’altro, scoprendo opere ludiche e tattili, tra arte, colori, materie, suoni; un po’ come Alice nel Paese delle Meraviglie. Salvo una che diceva a un’impiegata, in un cortile: «Sinceramente, non mi è piaciuta». E lei, sorridente, ha concluso: «Non si può piacere a tutti».



Beppe Tassone

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