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Mentone | 22 ottobre 2020, 12:10

Piemonte e Francia costrette a fare i conti con i cambiamenti climatici: perché non rivalutare il progetto del Traforo del Mercantour?

Il punto sui fattori tecnici che si celano dietro la violentissima “Tempesta Alex”, che ha messo in ginocchio Cuneese e Val Roia. Come è possibile essersi fatti trovare così impreparati? Una cosa è certa. La strada della Roia dovrà essere ristudiata completamente con geologi e geomorfologi. Ecco quindi che il progetto di un’autostrada “Cuneo-Nizza”, archiviato nel 2014, potrebbe tornare d’attualità

Il disastro all'imbocco francese del Tunnel di Tenda

Il disastro all'imbocco francese del Tunnel di Tenda

I cambiamenti climatici aumenteranno la prevalenza di frane superficiali, come la caduta di massi, la colata di detriti ed altri tipi di crolli e smottamenti nelle catene montuose, come le Alpi e l’Himalaya.

Queste frane possono infliggere danni ingenti alle infrastrutture e ai beni economici delle persone, come abbiamo visto nelle nostre valli.

Secondo studi recenti, la frequenza di eventi di pioggia intensa raddoppia per ogni grado Celsius di aumento della temperatura terrestre.

Questo perché l’aumento della temperatura atmosferica fa accelerare il ciclo dell’acqua. L’oceano evapora più facilmente, il che alimenta la quantità di pioggia che andrà a cadere una volta raggiunto il continente, eccedendo le soglie d pioggia. Che rappresentano la misura di quanta pioggia un’area può sostenere prima di franare, calcolata empiricamente da centri di ricerca come l’IRPI, l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica.

Oceani più caldi danno anche più potenza ai cicloni che ora tendono a formarsi sempre più a nord. Questo è un problema che ci riguarda da vicino perché le Alpi occidentali sono abbastanza vicine all’Atlantico. La tempesta “Alex”, quella che ha colpito le Alpi Marittime, si è originata infatti in Bretagna.  Essendo poi le nostre Alpi la prima area dalla alta altitudine che questi cicloni colpiscono, mentre viaggiano verso est sul continente, l’effetto è ancor più devastante per via di un fenomeno chiamato orografia.

I cambiamenti climatici potrebbero inasprire il dissesto idrogeologico nelle montagne anche per via dello scioglimento dei ghiacciai, che espone la roccia all’erosione, e dell’aumento degli incendi nelle foreste, che indebolisce i versanti.

Ma come è possibile essersi fatti trovare così impreparati?

Abbiamo gli scienziati migliori al mondo in questo campo, come il dottor Fausto Guzzetti (ex direttore del CNR-IRPI e ora in Protezione civile), i migliori modelli di previsione e ampi sistemi di monitoraggio.

Avremmo dovuto pensare prima a come proteggere e rafforzare i collegamenti tra il Piemonte e la Contea di Nizza, due regioni legate da una storia e cultura comuni ma ovviamente vulnerabili dal punto di vista idrogeologico, soprattutto la Valle Roia.

Francia ed Italia devono lavorare insieme su progetti infrastrutturali importanti per le due regioni, ormai di fatto solo più collegate da una linea ferroviaria trascurata da decenni ma che ha saputo reggere benissimo alla tempesta, a differenza della strada.

La strada dovrà essere ristudiata completamente con geologi e geomorfologi.

Il suo percorso dovrà schivare i luoghi di attivazione delle frane per prevenire crolli in futuro. Questo però non risolve i problemi logistici che affliggono la regione da anni, come la mancanza del doppio senso nel Tunnel di Tenda, il divieto ai camion ed una scarsa manutenzione della strada.

Oggi più che mai torna alla memoria un progetto abbandonato molti anni fa che avrebbe visto la creazione di un’autostrada per connettere Torino e Cuneo con Nizza. Proprio per le difficoltà create dal Colle di Tenda, l’autostrada avrebbe avuto un grande traforo sotto le Alpi, in stile Fréjus.

Ve lo ricordate il progetto del Traforo del Mercantour? Il tunnel nelle Alpi Marittime sull’asse Cuneo-Nizza è stato archiviato nel 2014.

Ora più che mai vale la pena riprendere in considerazione questo progetto che può abbattere di molto i rischi associati alle frane ed alleggerire il traffico pesante per gli abitanti delle valli, con benefici economici per le due regioni.

A monte, però, mancano la volontà politica di operare scelte prioritarie e la capacità progettuale a lungo termine.

Alla faccia della lungimiranza sulle condizioni infrastrutturali cuneesi e per quanto previsto dal Trattato di Maastricht sulle reti di trasporto transeuropee, nessuno parla più dell’asse stradale Cuneo-Nizza attraverso il Traforo del Mercantour.

Eppure è un itinerario avviato fin dal 1989 da un protocollo d’intesa fra i Ministri dei Lavori pubblici italiano e francese, e da allora, per anni, sono stati fatti studi, dibattiti, consultazioni, profusione di soldi per predisporre un progetto avanzato.

Forse è giunta l’ora di rivalutarlo.

Nicola Gambaro

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