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Ambiente | 05 ottobre 2021, 18:00

Alpes Maritimes: alla scoperta del territorio. Il Musée des Merveilles di Tende (Foto)

Montecarlonews propone luoghi, itinerari, passeggiate alla scoperta del Dipartimento delle Alpi Marittime. Le foto sono di Patrizia Gallo

Musée des Merveilles di Tende fotografie di Patrizia Gallo

Musée des Merveilles di Tende fotografie di Patrizia Gallo

Fin alle nostre origini, quando gli uomini del neolitico erano presenti nel territorio di Tende, villaggio in cima alla valle Roya, non distante dall’Italia.
La nostra Patrizia Gallo, con tante fotografie, ci accompagna alla scoperta del Musée des Merveilles di Tende.

 

 

Alcune informazioni con l’aiuto del web.
Il Museo delle Meraviglie si trova a Tende, in Valle Roya. Il suo nome deriva dal territorio montano che si estende alle spalle di questa località che è conosciuto come Valle delle Meraviglie.

 

 

All’interno di questa valle, intorno al monte Bego, gli uomini del neolitico incisero sulle pietre migliaia e migliaia di segni enigmatici, figure simboliche che richiamano alla pastorizia, all’agricoltura, ma anche alla religiosità.

 

La Valle delle Meraviglie è un vero e proprio museo a cielo aperto, un patrimonio unico che, sebbene situato in luoghi non immediatamente raggiungibili e coperti per diversi mesi all'anno dalla neve, non si è salvato da danneggiamenti, atti di vandalismo e depredazioni che sono avvenuti nel corso dei secoli.

 

 

Allo scopo di preservare questa ricchezza l’accesso in valle è da qualche anno regolamentato con norme severe ed allo scopo di permettere a tutti di conoscere la bellezza del luogo è stato istituito il museo.
Il museo è ospitato in un edificio bianco con un ingresso piuttosto particolare e molto moderno, caratterizzato da una serie di alti pilastri piastrellati che riportano ripetuti i motivi più caratteristici delle incisioni rupestri della Valle delle Meraviglie.

 

L'incisione più famosa, “Le sorcier", diventata simbolo del museo, fa bella mostra in una riproduzione in ferro appesa nell'atrio.
Il Museo raccoglie non solo elementi archeologici e etnologici, ma ha anche una piccola sezione che riguarda la storia naturale della Valle delle Meraviglie.

 

La decisione di non tenere separati i tre argomenti si rivela molto azzeccata. In questo modo l’allestimento risulta molto moderno, più interessante e facilmente comprensibile.
L'ambiente non è molto grande, ma molto ben strutturato.

 

Il percorso si snoda a forma di ferro di cavallo e segue la linea temporale, dall’arrivo dell’uomo nella Valle delle Meraviglie fino a poco meno di un secolo fa.
Le collezioni si compongono di numerosi reperti archeologici (strumenti di lavoro, asce, lame, punte di selce, ceramiche, monili) che illustrano come si è evoluta la vita degli uomini primitivi di queste zone dal neolitico fino all’età del bronzo e di una serie di oggetti più recenti utilizzati dai nostri antenati per attività agricole, allevamento e lavori quotidiani.

 

A questi reperti si affiancano grandi diorami, che attraggono soprattutto gli ospiti più piccoli e che mostrano spaccati della vita nel neolitico: scene di caccia, tipiche attività in un piccolo villaggio, una sepoltura e le stagionalità.

C’è anche la riproduzione di Oetzi, l’uomo venuto dal ghiaccio, con accanto alcuni strumenti ritrovati accanto alla sua mummia.
Ogni teca e diorama è illustrato da un pannello informativo in lingua italiana e francese, mentre all’inizio del percorso ci sono una mappa ed un plastico che permettono di collocare geograficamente il sito di ritrovamento dei reperti archeologici anche a chi non conosce la zona.

 

La parte principale dell’esposizione è rappresentata dalle rocce incise, per lo più calchi delle incisioni riprodotte, però in dimensioni reali. Sono lastre che riportano i simboli più significativi come figure corniformi, scene di aratura, asce ed altre armi, figure antropomorfe che richiamano a divinità. Tra le più importanti ci sono la stele originale dello “Chef de tribu", “le sorcier", “il Cristo", “la danzatrice".

 

Anche se la maggior parte non sono originali la loro bellezza è veramente impressionante.


Beppe Tassone

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