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Business | 25 giugno 2022, 07:00

Ethereum o Bitcoin: È un semplice uno contro l'altro?

Sembra un po' la classica sfida nel West, in una strada polverosa di un villaggio vuoto sotto il sole cocente, dove due pistoleri si affrontano, con una musica epica di sottofondo.

Ethereum o Bitcoin: È un semplice uno contro l'altro?

Sembra un po' la classica sfida nel West, in una strada polverosa di un villaggio vuoto sotto il sole cocente, dove due pistoleri si affrontano, con una musica epica di sottofondo. E chi conosce poco di criptovalute potrebbe essere portato a considerarla così. Ma in realtà, c'è molto di più sotto questa semplice scelta che mette le due altcoin maggiori a confronto.

Una storia funzionale delle cripto

Da quando il mitologico Satoshi Nakamoto ha lanciato Bitcoin nel 2009 (e sembra passato un secolo), le criptovalute hanno fatto un grandissimo percorso. Se volessimo ragionare sulla genesi di queste "creature", potremmo dire che Satoshi non ha inventato il Bitcoin: ha sviluppato il concetto di blockchain, e per spiegarla meglio, ha creato un esempio, che è stato il Bitcoin.

Che la sua intensione fosse creare una vera e propria valuta, non lo sappiamo (e non lo sapremo mai), ma il risultato è che il Bitcoin ha rappresentato un prototipo che è stato poi utilizzato da altri programmatori per elaborare le proprie valute digitali. Insomma, Bitcoin era un po' la "criptovaluta versione 1.0" del mondo digitale, e gli altri hanno lavorato per creare versioni migliorate e corrette per rendere questa tecnologia sempre migliore e più efficiente.

Bitcoin ed Ethereum

Da uno dei rami di questo sviluppo tumultuoso è nata Ether. No, non è un refuso: la valuta digitale della rete Ethereum si chiama Ether, e serve principalmente a pagare l'utilizzo della stessa per le sue applicazioni, che vanno ben aldilà di uno strumento di pagamento "tradizionale". Si tratta infatti dei cosiddetti smart contracts, ovvero una trasposizione informatica dei contratti fisici, legati alla blockchain (quindi con tutta la sicurezza garantita dalla struttura). Inoltre, Ethereum è la piattaforma più diffusa per la creazione degli NFT, ovvero token unici legati a un asset fisico o digitale, che negli ultimi anni hanno avuto un vero e proprio boom.

Insomma, si evince da queste note che Ethereum non è solo un "avversario" di Bitcoin, ma è "armato" di una tecnologia migliore. E non si tratta di un Bitcoin 2.0, ma di un vero e proprio sistema 2.0. E come mai, dato che Ethereum ha tutte queste caratteristiche in più, Bitcoin è ancora così popolare? La risposta è semplice: perché Bitcoin è partita prima. Ethereum è della fine del 2013, e quindi ha quattro anni di più. Un'enormità per questo mondo così dinamico, che ha favorito un'alta penetrazione di Bitcoin.

Il plus di Bitcoin: la sua scarsità

Esiste un'altra grande differenza fra i due sistemi. Per introdurre un concetto di valore sottostante della criptovaluta, la creatura di Nakamoto ha implementato un massimo di token producibili, pari a 21 milioni. Al contrario, Ethereum è stata creata per mettere la sua blockchain al servizio di applicazioni diverse, quindi non ha limiti di alcun tipo al numero di token producibili.

A tutt'oggi, ovvero giugno 2022, la scommessa di Bitcoin ha pagato: nonostante i recenti forti cali che hanno recentemente riguardato tutte le criptovalute, c'è un rapporto di più 1 a 10 fra le due cripto, con Ether che ha sofferto più di Bitcoin nel suo rapporto ERH Euro, perdendo circa il 50% del suo valore da inizio anno. Ricordiamoci che questo genere di fluttuazioni sono piuttosto normali nel mondo delle criptovalute, che rappresentano un investimento praticabile solo per chi ha ottime competenze tecniche di finanza digitale e nervi d'acciaio.

Ma dobbiamo dire che il valore assoluto di una cripto non determina la sua performance. Bitcoin, sottoposta a un bombardamento mediatico che l'ha spinta in alto nell'attenzione del pubblico, ha sfruttato nel modo migliore questo effetto promozionale, e ora guarda dall'alto i suoi concorrenti, ma non certo per le sue caratteristiche tecniche, che sono largamente inferiore alle valute più recenti.

La velocità delle transazioni, la nuova frontiera

Uno dei problemi sottostanti alle criptovalute è rappresentato proprio dal loro essere tracciate in un database distribuito. In pratica, quando trasferiamo una frazione di criptovaluta a qualcun altro, è necessario che il singolo scambio venga registrato in ogni nodo del database - e per farlo ci vuole tempo. Ogni transazione si deve propagare in tutta la rete: provate a pensare cosa significa, in termini di potenza di calcolo impiegata.

I protocolli adottati sono diversi. Il "dinosauro" Bitcoin riesce a processare solo 7 transazioni al secondo. Ethereum riesce a fare meglio, raggiungendo le 30. Ma nello stesso periodo, la rete Mastercard ne riesce a processare circa 25,000. Ecco il vero collo di bottiglia che sta ancora strozzando l'applicazione delle criptovalute nel mercato, e che le rende (per ora) impraticabili per una diffusione su larga scala.

Certo è che lo sviluppo si sta concentrando su questo aspetto, soprattutto quello di Ethereum, che è sostenuta da una fondazione che comprende numerosi operatori economici importanti quali imprese, banche, e università. Le nuove valute digitali diventeranno sempre più veloci e sicure, e stanno preparando evoluzioni di cui oggi fatichiamo a comprendere la portata.

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