/ Altre notizie

Altre notizie | 04 gennaio 2026, 15:00

Guatemala, cultura e comunicazione attraverso Narcy Marisol Vásquez Orozco

Con una vasta traiettoria professionale, la giornalista Narcy Marisol Vásquez Orozco è una delle voci più amate e rispettate del panorama della comunicazione in America Centrale.

Narcy Marisol Vásquez Orozco © DR

Narcy Marisol Vásquez Orozco © DR

Intervista di Houda Bakkali

Con una vasta traiettoria professionale, la giornalista Narcy Marisol Vásquez Orozco è una delle voci più amate e rispettate del panorama della comunicazione in America Centrale. La sua impronta ha fatto parte di media digitali e cartacei come Prensa Libre, Nuestro Diario, elPeriódico o Relato GT, tra gli altri, approfondendo temi quali l’istruzione, il turismo, la salute o la tecnologia, sempre con un chiaro accento sociale e una visione trasversale fortemente segnata dalla ricerca della precisione nella parola e nel contesto. Non a caso, Vásquez Orozco è una delle firme esperte nell’arte dell’editing e della correzione giornalistica, il dominio di una disciplina che esemplifica l’eccellenza del suo lavoro.

Attualmente è una firma riconoscibile della cultura, dell’arte e delle nuove correnti creative della Revista Viernes e del prestigioso Diario de Centro América, il quotidiano ufficiale del Guatemala che dal 1880 svolge un ruolo culturale chiave preservando la memoria storica, documentando eventi e tradizioni nazionali e ponendo l’attenzione sulle figure più rilevanti del Paese, costituendosi così come uno dei principali registri scritti dell’evoluzione sociale guatemalteca.

In questa intervista, Narcy Marisol Vásquez Orozco ci avvicina al panorama culturale del Guatemala, alla sua ricca diversità e al suo notevole lascito, analizzando non solo il contesto attuale, caratterizzato dalla fusione tra tradizione e modernità, ma anche l’importanza che i mezzi di comunicazione assumono in questo ecosistema segnato da grandi sfide come l’impatto del digitale.

Com’è il contesto culturale del Guatemala?

Il Guatemala di oggi è come un tessuto multicolore che non smette mai di crescere. Ogni filo è un popolo originario con la sua lingua maya, la sua cosmovisione e i suoi rituali che continuano a pulsare nella vita quotidiana. La nazione è pluriculturale, riconosciuta per i suoi quattro popoli principali: Maya, Ladino/Mestizo, Xinca e Garífuna, che sostengono un mosaico che si rinnova in ogni festa patronale, in ogni processione della Settimana Santa, convite e in altre manifestazioni culturali.

La cultura guatemalteca non resta immobile. Si apre al mondo, dialoga, si proietta. L’ancestrale e il contemporaneo si incontrano come due musicisti che improvvisano insieme: uno con la marimba, l’altro con il sintetizzatore.

Ma dietro gli annunci e le festività c’è ancora molto lavoro da fare. Persistono gruppi socioculturali che devono ancora essere ascoltati, voci che reclamano spazio sulla scena nazionale, come le comunità garífuna e xinca che stanno aprendo la strada con diverse forme d’arte.

È urgente che i mezzi di comunicazione contribuiscano a dare visibilità alle proposte degli artisti emergenti in tutti i settori e che non si limitino a ciò che è commerciale. Il teatro, la danza, la musica indipendente e tante altre espressioni continuano a lottare per un riconoscimento che spesso viene ignorato.

Sostenere queste iniziative non è solo un atto di giustizia culturale: è scommettere sulla diversità, sulla creatività che ci definisce e su un Paese che si trasforma attraverso l’arte.

Come convergono modernità e tradizione?

In Guatemala, modernità e tradizione non si contrappongono: si mescolano come torrenti che confluiscono nella stessa corrente. In un festival tecnologico, i tessuti maya sfilano su passerelle contemporanee e i giovani che programmano software partecipano anche a livello internazionale. L’ancestrale non resta indietro, si reinventa; e il moderno non cancella le radici, le amplifica.

Tuttavia, tra le carenze culturali c’è il disinteresse di alcuni giovani verso certe tradizioni nei dipartimenti del Paese. Un esempio è la danza-dramma del Rabinal Achí, a Baja Verapaz, che ha affrontato difficoltà economiche e nel 2025 non ha potuto andare in scena a causa della necessità di rinnovare costumi, attrezzi e riparare strumenti danneggiati. Nel 2026 tornano con nuovi abiti, anche se i membri riconoscono che restano ancora dettagli da affinare.

Anche altre danze tradizionali hanno sofferto per la mancanza di partecipazione giovanile, costringendo vari gruppi a cercare strategie per motivarli ed evitare che queste espressioni si spengano.

Pesa di più la tradizione o si stanno imponendo le mode?

Ritengo che la bilancia penda verso le mode e il commerciale. Un esempio evidente è l’abbigliamento maya: oggi molti capi sono realizzati con macchine industriali, cosa che non può essere paragonata alla qualità e al valore culturale delle tecniche ancestrali, come il telaio a cintura o a pedale.

Allo stesso modo, i musicisti guatemaltechi affrontano una battaglia costante per ritagliarsi spazio di fronte all’offerta straniera. Le radio nazionali tendono a dare priorità agli artisti internazionali e a ciò che garantisce vendite, relegando in secondo piano il talento locale. Questa logica commerciale limita la diversità culturale e costringe i creatori a lottare doppiamente per essere ascoltati.

D’altra parte, attività come il Lúmino Fest ad Antigua riescono in un incrocio affascinante: luci digitali, musica contemporanea e proiezioni visive si fondono con l’ambiente coloniale, in uno scenario che vede la partecipazione di talenti guatemaltechi insieme a ospiti globali.

E anche l’artigianato tradizionale si reinventa. Nelle celebrazioni natalizie del 2025 si è visto come materiali sostenibili e design moderni si integrino senza perdere l’essenza del nazionale.

Il Guatemala ha un’ampia rappresentanza istituzionale di culture europee: che impatto ha su quelle locali?

Il Guatemala conta su un’ampia rappresentanza istituzionale di culture europee: centri culturali, ambasciate e programmi che promuovono letteratura, musica, cinema e arti visive del Vecchio Continente.

Questo scambio ha un doppio filo. Da un lato apre finestre sul mondo, favorisce il dialogo e arricchisce la scena artistica locale con nuove tecniche, prospettive e collaborazioni. Dall’altro può generare tensioni quando l’europeo occupa più spazio del proprio, rendendo invisibili o relegando le espressioni dei popoli originari e del talento locale che ancora lottano per il riconoscimento.

L’impatto, dunque, è ambivalente: la presenza europea apporta diversità e opportunità di internazionalizzazione, ma obbliga anche a interrogarsi su come equilibrare la bilancia affinché la cultura guatemalteca non resti in secondo piano.

La chiave sta nel fatto che le istituzioni e i media attribuiscano lo stesso valore al locale. Ciò si riflette in mostre con creatori di diverse latitudini e in festival musicali dove confluiscono artisti del Paese insieme a ospiti internazionali. Anche nello scambio di conoscenze, come nel caso di maestre russe di danza: recentemente una di loro ha istruito i ballerini del Balletto Nazionale del Guatemala, Christa Mertins, arricchendo la formazione con la sua esperienza.

Quale impatto reale ha avuto la rivoluzione tecnologica in media di forte tradizione come El Diario de Centroamérica?

La rivoluzione tecnologica ha avuto un impatto significativo in media di marcata tradizione come El Diario de Centroamérica. La transizione verso il digitale ha trasformato il modo in cui l’informazione viene prodotta, distribuita e consumata. Oggi le notizie non attendono più l’edizione cartacea: circolano in tempo reale attraverso siti web, social network e applicazioni mobili, costringendo i media storici ad adattarsi all’immediatezza e alla competizione globale.

Questo cambiamento ha portato opportunità, come la possibilità di raggiungere pubblici più ampi e diversificati, incorporare formati multimediali — video, podcast, dirette — e sfruttare strumenti tecnologici che rendono più agili i processi editoriali. Tuttavia, pone anche delle sfide: la pressione per competere con la viralità dei social può mettere a rischio il rigore giornalistico, e il divario digitale in Guatemala limita l’accesso equo all’informazione.

In questo nuovo scenario, El Diario de Centroamérica affronta la sfida di mantenere il suo ruolo di referente storico e ufficiale, reinventandosi al contempo per comunicare con lettori che cercano rapidità, interazione e vicinanza. Il vero impatto della rivoluzione tecnologica, dunque, è quello di obbligare questi media a essere custodi della memoria nazionale senza rinunciare all’innovazione.


 

Houda Bakkali

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GENNAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium