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Eventi | 28 gennaio 2026, 10:00

Quando l’arte lascia la Terra: a Mouans-Sartoux la sfida dell’extraterrestre (Foto)

All’Espace de l’Art Concret una mostra-manifesto esplora la creazione artistica nello spazio, tra microgravità, tecnologia e nuove frontiere dell’immaginazione contemporanea. Foto di Silvia Assin

L’Art Concret – Centre d’art contemporain d’intérêt national di Mouans-Sartoux - “L’art extra-terrestre au XXIe siècle” - Foto di Silvia Assin

L’Art Concret – Centre d’art contemporain d’intérêt national di Mouans-Sartoux - “L’art extra-terrestre au XXIe siècle” - Foto di Silvia Assin

Le fotografie di Silvia Assin, come sempre sospese tra racconto e soggettività, accompagnano idealmente il lettore in una visita a una mostra appena inaugurata all’Espace de l’Art Concret – Centre d’art contemporain d’intérêt national di Mouans-Sartoux, nell’entroterra non lontano da Cannes.

Le opere sono allestite negli spazi del castello e nel parco che lo circonda, trasformando il complesso in un laboratorio di sperimentazione visiva e scientifica.

La rassegna, dal titolo “L’art extra-terrestre au XXIe siècle”, nasce dalla collaborazione tra l’eac. e l’Observatoire de l’Espace, il laboratorio culturale del CNES, e riunisce i lavori di undici artisti contemporanei impegnati a ridefinire il concetto stesso di arte extraterrestre.

Più che una semplice esposizione, il progetto si presenta come una mostra-manifesto, che intende porre le basi teoriche e operative di un nuovo capitolo della storia dell’arte, alla luce del rinnovato interesse globale per l’esplorazione spaziale.

Partendo dalle esperienze della Space Art degli anni Ottanta, gli artisti coinvolti hanno instaurato un rapporto diretto e concreto con lo spazio, utilizzando strumenti e contesti normalmente riservati alla ricerca aerospaziale: palloni stratosferici, voli parabolici a bordo dell’Airbus ZERO-G, la Stazione Spaziale Internazionale e ambienti di realtà virtuale.

Ne derivano opere che nascono in condizioni fisiche radicalmente diverse da quelle terrestri, dove microgravità, variazioni di pressione e mutamento del punto di vista diventano veri e propri materiali creativi.



L’assenza di peso è al centro dei lavori di Eduardo Kac, che ha concepito un protocollo eseguito da un astronauta sulla ISS, e di Rob Miles, attraverso dispositivi di realtà aumentata.

Le brevi fasi di microgravità dei voli ZERO-G attivano invece i progetti di artisti come Renaud Auguste-Dormeuil, Alain Bublex, Arthur Desmoulin, Elise Parré, Smith, Stéphanie Solinas e Stéphane Thidet.

Le variazioni di pressione dei palloni stratosferici incidono sulla scultura di Victoire Thierrée, mentre Bertrand Rigaux lavora sul cambiamento del punto di osservazione dell’extraterrestre.



Come sottolinea il curatore Gérard Azoulay, responsabile dell’Observatoire de l’Espace, queste opere nascono da una collaborazione reale con lo spazio e non da un approccio spettacolare o tecnicista: pittura, fotografia, video, scultura e installazione convivono in una ricerca che rifiuta ogni intento divulgativo o celebrativo della conquista del cosmo.

Ne emerge una visione dell’arte come esperienza radicale e aperta, capace di immaginare forme che non potrebbero esistere senza questo spostamento fisico e concettuale oltre i confini terrestri.

La mostra è visitabile dal 24 gennaio al 3 maggio 2026, con vernissage sabato 24 gennaio alle ore 11.


Beppe Tassone

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