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Ambiente | 27 luglio 2026, 19:00

Alpes Maritimes: alla scoperta del territorio. Saint Sauveur sur Tinée e le sue strade montane (Foto)

Montecarlonews propone luoghi, itinerari, passeggiate alla scoperta del Dipartimento delle Alpi Marittime. Le foto sono di Danilo Radaelli

Saint Sauveur sur Tinée (1 -8)

Saint Sauveur sur Tinée (1 -8)

Nuova sgroppata in montagna per Danilo Radaelli che ci conduce alla scoperta del villaggio di Saint Sauveur sur Tinée e poi percorre l’impegnativa strada che conduce ad Ilonse con vista sul villaggio di Marie.  

Ci sono strade che sembrano costruite per arrivare da qualche parte e altre che esistono semplicemente per il piacere del viaggio. La dipartimentale che da Saint-Sauveur-sur-Tinée si arrampica verso Ilonse appartiene alla seconda categoria.

Basta lasciare alle spalle il fondovalle della Tinée e imboccare il bivio sulla destra perché il rumore del traffico scompaia.

Restano il fruscio delle ruote sull'asfalto, il suono dell'acqua che scorre molte decine di metri più in basso e il respiro che accompagna una salita regolare, mai brutale, ma continua.

Saint-Sauveur-sur-Tinée è uno di quei paesi che rischiano di essere attraversati senza essere davvero visti. Chi corre verso le stazioni sciistiche di Isola 2000 o Auron lo considera poco più di una tappa intermedia. In realtà merita una sosta lunga.

Le case in pietra locale, dai colori caldi che tendono al rosso scuro, si stringono attorno alla chiesa di Saint-Michel, con il suo campanile romanico e la facciata barocca color rosa-arancio.

Nei vicoli medievali si incontrano un antico lavatoio coperto, architravi scolpiti del Cinquecento, un vecchio forno comunitario e un mulino, testimonianze di una civiltà alpina che qui non è stata trasformata in scenografia, ma continua a vivere con discrezione.

Il paese, adagiato in un'ansa della Tinée, è la porta d'ingresso occidentale del Parco nazionale del Mercantour. Boschi e sentieri occupano gran parte del territorio comunale e spiegano perché l'aria, anche nelle giornate più calde dell'estate, conservi una freschezza insolita a poco più di un'ora dalla Costa Azzurra.

Ma è la strada verso Ilonse a conquistare chi viaggia in bicicletta

I primi tornanti si staccano decisi dal fondovalle. La carreggiata è stretta, il traffico quasi inesistente.

Ogni curva apre un balcone naturale sulla valle della Tinée, mentre le pareti rocciose cambiano colore con la luce del mattino. Non è una salita da grandi numeri o da imprese eroiche; è una salita da assaporare.



Pedalando si scopre una Francia lontana dagli stereotipi della Riviera. Qui non ci sono yacht, boutique o lungomare. Ci sono castagni, muretti a secco, prati sospesi e piccoli casolari che sembrano resistere al tempo.

La strada sale con una pendenza costante, attraversando la minuscola frazione di Irogne prima di raggiungere Ilonse, uno dei borghi medievali più spettacolari delle Alpi Marittime francesi. Arroccato a oltre 1.200 metri su uno sperone di roccia, appare all'improvviso come un presepe di pietra.

Dentro il paese si cammina più che si pedala. Le viuzze lastricate, le arcate medievali, il lavatoio coperto, la cappella barocca e la terrazza panoramica raccontano secoli di vita di montagna.

Dalla piazza più alta lo sguardo corre verso le cime del Mercantour e lungo la valle della Tinée, mentre il silenzio è interrotto soltanto dal rintocco delle campane o dal vento.



Per molti ciclisti questa è soltanto una deviazione lungo itinerari più celebri che portano al Col de la Couillole o al Col de la Lombarde, salite ormai entrate anche nell'immaginario del grande ciclismo.

Eppure il tratto tra Saint-Sauveur e Ilonse possiede un fascino diverso: meno epico, più intimo. È una strada che invita a rallentare.

Negli ultimi anni la valle ha dovuto fare i conti con ferite profonde provocate dagli eventi meteorologici estremi che hanno colpito le Alpi Marittime.

Molti collegamenti sono stati ricostruiti, le comunità hanno ricominciato a vivere e il turismo lento rappresenta oggi una delle risorse più preziose. Pedalare qui significa anche sostenere questa rinascita silenziosa.

Alla fine della salita non resta il cronometro. Resta la sensazione di aver attraversato un angolo di Alpi ancora autentico, dove ogni curva racconta una storia e ogni borgo custodisce un'identità che il turismo di massa non ha cancellato.

È questo il privilegio della bicicletta: permettere di vedere ciò che, dal finestrino di un'auto, rimane inevitabilmente invisibile.

Beppe Tassone

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