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Eventi | 09 maggio 2026, 10:00

Biennale di Venezia, viaggio lento tra i padiglioni dei Giardini

Un racconto per immagini e parole tra arte, natura e suggestioni. Fotografie e testo di Silvia Assin

Biennade di Venezia il Padiglione della Corea. L'intera rassegna fotografica é di Silvia Assin

Biennade di Venezia il Padiglione della Corea. L'intera rassegna fotografica é di Silvia Assin

La seconda giornata di pre-apertura della Biennale d’Arte di Venezia, con una météo perfettamente primaverile e soleggiata, è stata dedicata a bighellonare tra i padiglioni dei Giardini.

Prima, però, ho voluto tornare al vicino Arsenale Navale, un luogo che trovo particolarmente affascinante, per visitare alcuni padiglioni che non ero riuscita a vedere il giorno precedente.

È stata una buona scelta, perché si trattava di spazi interessanti: il boicottato padiglione di Israele (temporaneamente spostato dai Giardini all’Arsenale), che il giorno prima era stato chiuso per motivi di sicurezza, con un originale progetto sull’irrigazione; il padiglione del Messico, con una grandiosa installazione immersiva; e quello delle Arti Applicate, con un’interessante ricerca su come i musei, nel conservare, ricreino l’arte.


Padiglione Venezia

La visita ai padiglioni dei Giardini inizia immergendosi nei profumi di pitosforo e gelsomino di questi storici giardini pubblici di fine Ottocento, tra fontane con tartarughe e fitti alberi.

Si passa accanto a una serra liberty del 1884, costruita un anno prima dell’apertura del primo padiglione dei Giardini, il Padiglione Centrale (oggi noto anche come Padiglione Italia).

La serra è ora trasformata in un originale bar fiorito: c’è chi beve caffè e chi è già all’aperitivo, mentre un’installazione artistica racconta la ricca biodiversità della laguna.


La “carovana poetica”

Una lunga fila per entrare alla mostra e un mare di persone all’interno: per rendere la visita dei padiglioni dei Giardini slow e assaporarla con tutti i sensi, come suggerito dalla curatrice di questa Biennale, scelgo di evitare i pochi padiglioni più “gettonati”, con code interminabili (come Francia, Germania, Austria o il Centrale).

Negli altri, invece, ci si immerge subito, piacevolmente. Scelgo anche di svelare poco, per lasciare a chi legge il piacere della scoperta.

La prima foto mostra il padiglione della Corea, costruito trent’anni fa, con un’architettura rispettosa dei secolari alberi circostanti e una terrazza panoramica. All’interno, opere essenziali di due artisti sul tema della liberazione del Paese.

Nella seconda, il Padiglione Venezia, in fondo ai Giardini, con una meravigliosa fontana di ninfee, sculture in vetro e sorprendenti mostre di artisti veneziani.

Il padiglione condiviso da Svezia, Norvegia e Finlandia
Nella terza foto, la “carovana poetica”: una lunga performance di tradizione africana tra poesia e musica, che ha attirato un folto pubblico, cullato dalle parole e dal ritmo.

Nella quarta immagine, il padiglione condiviso da Svezia, Norvegia e Finlandia, che accoglie al centro un alto e folto albero, circondato da ludiche sculture realizzate con vele di barche e materiali organici, capaci di reinventare lo spazio.
Le immagini rimanenti raccontano altri padiglioni e l’atmosfera di questo itinerario.

Silvia Assin

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