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Eventi | 06 luglio 2026, 19:00

Bertien van Manen, la poesia del quotidiano in mostra a Mougins (Foto)

Una retrospettiva al Centre de la Photographie ripercorre il lavoro della fotografa olandese che ha raccontato con straordinaria empatia la vita delle persone comuni. Fino al 4 ottobre 2026

Kazan, Vlada dans la cuisine ©Bertien van Manen

Kazan, Vlada dans la cuisine ©Bertien van Manen

Non inseguiva l'evento eccezionale, ma la forza silenziosa della vita quotidiana. È questo il filo conduttore di "Les échos de l'ordinaire", la grande retrospettiva dedicata a Bertien van Manen (1935-2024), ospitata al Centre de la Photographie di Mougins fino al 4 ottobre 2026.

Considerata una delle maggiori interpreti della fotografia documentaria contemporanea, Van Manen ha costruito un linguaggio personale fondato sull'incontro e sulla condivisione.

Le sue immagini non sono reportage tradizionali né pagine di un diario personale: raccontano, con straordinaria sensibilità, le esistenze di uomini e donne comuni, spesso segnate dalle trasformazioni sociali e politiche del loro tempo.



L'esposizione ripercorre, attraverso sei importanti serie fotografiche, oltre trent'anni di lavoro sul campo.

Si parte da I Am the Only Woman There (1977-1979), dedicata alla prima generazione di donne immigrate nei Paesi Bassi, per arrivare ai progetti realizzati nelle comunità minerarie dello Yorkshire e degli Appalachi, luoghi che la fotografa conosce anche attraverso la storia della propria famiglia: il padre era infatti ingegnere nelle miniere di carbone.

Ampio spazio è dedicato anche ai lunghi soggiorni nell'ex Unione Sovietica tra il 1991 e il 2009, da cui nascono le celebri serie A Hundred Summers, A Hundred Winters e Let's Sit Down Before We Go. Vivendo accanto alle famiglie, Van Manen restituisce un racconto intimo e lontano dagli stereotipi, fatto di relazioni, affetti e quotidianità.


Apanas, Pjotr et sa famille ©Bertien van Manen

Tra gli aspetti più interessanti della mostra figura la prima presentazione in un museo della serie Le serve del Signore? (1982-1985), dedicata alle religiose del Carmelo. Un lavoro in bianco e nero dal carattere più personale, che richiama l'educazione cattolica ricevuta dall'artista durante l'infanzia.

Dopo gli esordi come fotografa di moda negli anni Settanta, la scoperta del libro Gli Americani di Robert Frank cambiò radicalmente il suo percorso.

Da allora scelse una piccola macchina fotografica da 35 millimetri e un approccio basato sulla fiducia e sulla vicinanza alle persone. «Devo amare le persone che fotografo. Devo provare attrazione, fascinazione», diceva.


Bertien van Manen au travail ©Photographe inconnu

Curata da Jérôme Sother, François Cheval e Yasmine Chemali, la mostra è coprodotta con il Centre d'Art GwinZegal e la Fondazione Bertien van Manen di Amsterdam. Fa inoltre parte del programma del Grand Arles Express, collegato alle Rencontres d'Arles, confermando il valore internazionale di un'artista che ha saputo trasformare la semplicità del quotidiano in una potente testimonianza della condizione umana.


Beppe Tassone

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